La consueta relazione annuale dell’INPS, quella che in genere serve per rendere pubblici i dati dello stato di salute del nostro sistema previdenziale ha creato i presupposto per un nuovo intervento del Presidente della Commissione Damiano, sul tema delle Pensioni. Pur se su alcuni temi della relazione, Damiano si è detto d’accordo con quanto illustrato da Boeri, non mancano i punti di conflitto.Ecco tutte le cose che non sono piaciute a Damiano nella relazione di Boeri.

Uscita a 64 anni per i disoccupati

La relazione dell’Inps di giovedì 7 luglio, ha confermato alcuni dati preoccupanti, come l’aumento dei pensionati vicini alla soglia della povertà.

Pubblicità

In attesa che il giorno 11 luglio, il Sottosegretario Nannicini riceva una delegazione di lavoratori precoci per quota 41, continuano le discussioni sugli interventi nel campo previdenziale. Si parte sempre dall'APE,provvedimento però che secondo Boeri rischia di far aumentare le pensioni sotto i 1.000 euro al mese. Infatti, è innegabile che la flessibilità in uscita con il prestito pensionistico, da restituire a rate e per 20 anni, rappresenterà per i pensionati un taglio di pensione perenne.  L’Ape è un istituto che probabilmente spingerà all’anticipo persone senza lavoro, con pochi anni di versamenti e che probabilmente erano destinati a percepire pensioni basse.

Aggiungendovi il taglio per il rateo di prestito da restituire, pensioni già basse lo diventeranno ancora di più con il concreto rischio di allargare la platea dei pensionati poveri.Su questo, Damiano e Boeri sembrano sulla stessa lunghezza d'onda. Ci sono però cose della relazione che al Presidente della Commissione non sono piaciute.  Damiano accusa l’INPS di essere concausa di alcuni problemi previdenziali per via della rigida interpretazione di alcuni provvedimenti del passato. Secondo Damiano, l’INPS deve concedere la pensione a 64 anni ai disoccupati.

Pubblicità

Infatti è l’INPS con una circolare, che ha messo il vincolo della continuità lavorativa a quei nati nel 1952 che potrebbero andare in pensione a 64 anni. Questo paletto va eliminato perché ci sono molti soggetti che hanno perso il lavoro prima del 28 dicembre 2011 e che per via del loro stato di disoccupazione a quella data, sono vessati dagli inasprimenti della Fornero. In pratica, pur avendo i requisiti anagrafici e contributivi, per colpa di quel vincolo non possono andare in pensione.

Giovani, lavoro e pensioni

Anche per opzione donna una erronea interpretazione INPS del provvedimento ha costretto il Governo all'intervento.

Il 31 dicembre 2015 per l'INPS era la data di decorrenza delle pensioni per queste lavoratrici e quindi l'accesso alla pensione anticipata veniva consentito solo a quelle la cui pensione partive entro quella data. Il Governo nella scorsa Stabilità ha corretto il tiro, confermando come il 31 dicembre 2015 fosse data di maturazione dei requisiti. Il correttivo ha portato una notevole spesa per le casse statali, almeno come spesa prevista, in attesa che a settembre il monitoraggio della misura dia cifre certe. Per Damiano è strano che nella relazione l’INPS non abbia, per così dire, sottolineato questi evidenti suoi errori.

Pubblicità

Per Damiano quindi necessario intervenire per correggere errori normativi come quelli della Fornero o quelli del Governo Berlusconi sulle ricongiunzioni. Ma è altrettanto necessario essere snelli quando si tratta di risolvere problematiche urgenti come gli esodati ed i precoci. Rendere più moderno il sistema per evitare che i lavoratori di 70 anni stiano al lavoro ed mi loro nipoti siano disoccupati. Continuare quindi con le politiche di occupazione che, sembra, secondo i dati INPS, siano in miglioramento per via dei discreti risultati ottenuti dal Jobs Act e dagli incentivi alle assunzioni.