Il 12 settembre sarà con tutta probabilità il giorno più importante per i milioni di italiani che aspettano buone nuove sul tema previdenziale. Infatti, quello del 12 settembre dovrebbe essere l’incontro decisivo tra quelli che ormai sono stati calendarizzati per il post vacanze. In quella data, l’argomento previdenziale sarà discusso sotto la lente di ingrandimento politica e finanziaria, cioè sarà definito il pacchetto di provvedimenti da presentare ai sindacati e che, in caso di parere positivo, farà parte della prossima Legge di Stabilità.

Le possibilità che tutto vada a buon fine sono molte, visto che piano piano le parti sembrano avvicinarsi. Eloquente in questo senso la presa di posizione del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, l’ex Ministro Cesare Damiano.

Si intravede una convergenza tra Governo e Damiano

Il Presidente della Commissione ha espresso parere favorevole su quanto sta facendo il Governo. La flessibilità in uscita è necessaria perché troppo importante concedere ai lavoratori la scelta di quando lasciare il lavoro.

È vero che la Legge Fornero non viene abrogata e sostituita come auspicato da molti, ma provvedimenti che ne attutiscano l’impatto sui lavoratori e futuri pensionati è molto importante. Anche Damiano aveva proposto una formula per la flessibilità, diversa dall’APE ma che in sostanza gli si avvicina molto. Damiano pensava a 4 anni di anticipo ( dai 62 anni e 7 mesi) con penalizzazioni crescenti fino all’8% massimo, mentre il Governo ha costruito l’APE inizialmente con tre anni di anticipo ( 63 anni e 7 mesi).

Dicevamo, inizialmente, perché per diminuire l’inasprimento dei requisiti dovuto all’aspettativa di vita, prende sempre maggiormente campo l’ipotesi di consentire l’uscita tramite l’APE a 63 anni esatti. Siamo quasi all’età prevista da Damiano e questo, da parte del Presidente è sicuramente un’importante apertura. Sempre sull’APE, anche non condividendo in pieno l’ingresso delle banche nel sistema pensionistico, il Presidente si dice contento della volontà dimostrata dal Governo di ridurre a zero o quasi la penalizzazione per le fasce di pensionati meritevoli di tutela, con redditi e Pensioni basse.

Occhio però agli esodati

Damiano ha continuato sottolineando la bontà dell’annullare ogni forma di pagamento dei contributi da ricongiungere. Era evidente che costringere soggetti a pagare i contributi due volte, la prima lavorando e la seconda per riunirli e andare in pensione, era una grave anomalia legislativa. Soddisfazione anche per l’idea di ritoccare in meglio le quattordicesime, sia se si pensi di aumentarle per chi già la prende, sia che si voglia estendere la platea dei beneficiari. Un punto però dove Damiano chiede chiarezza è quella degli esodati. Sponsor principale dell’ottava salvaguardia, il Presidente scongiura il fatto che si possa pensare di sostituire l’ennesima salvaguardia con l’APE.

Ci sono persone senza lavoro e senza pensione che la Fornero ha reso poveri, allontanando, in alcuni casi la pensione anche di 5 anni. Per questi non si può ripiegare sull’APE, ma è necessario mandarli in pensione subito e senza penalizzazioni. Per gli esodati poi, non ci sarebbero costi da sostenere e non ci sarebbero coperture da trovare perché si tratterebbe di utilizzare la parte di Fondo per le salvaguardie non utilizzata negli anni scorsi. Stesso discorso per Opzione Donna, da estendere grazie ai risparmi della sperimentazione che è scaduta nel dicembre 2015. Tra le altre cose, proprio a settembre le due misure, per esodati e lavoratrici saranno all’ordine del giorno perché dovrebbero uscire i risultati del contatore, cioè del monitoraggio dei costi sostenuti e dei risparmi ottenuti.

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