Una nuova sentenza della Corte di Cassazione, la 19545/16 depositata lo scorso 30 settembre, ha chiarito alcuni aspetti legati ad una delle misure più importanti per soggetti in stato di disabilità piuttosto grave. Nello specifico, si tratta di un ricorso presentato da una signora che contestava la mancata attribuzione dell'indennità di accompagnamento, nonostante percepisse la pensione di inabilità. Su queste misure rivolte, come dicevamo ai disabili, c'è sempre molta confusione e la sentenza dimostra come accompagnamento e Pensioni per invalidi siano due cose distinte e separate che non vanno sempre di pari passo.

Stato di invalidità e difficoltà quotidiane

Quando un soggetto si trova ad aver ricevuto dalla Commissione Invalidi Civili, dopo visita presso le ASL territoriali, un grado di invalidità del 100%, può richiedere la pensione di inabilità. La disabilità deve essere tale da precludere per l’invalido qualsiasi tipo di lavoro. Esistono due tipologie di prestazioni, una previdenziale ed una assistenziale. Quella previdenziale è erogata a soggetti iscritti, cioè che hanno contributi versati ai fini pensionistici (almeno 5 anni), cioè lavoratori che a causa dell’inabilità hanno perso la capacità lavorativa totalmente. In quella assistenziale invece bisognerà rispettare determinati requisiti reddituali.

Essendo legata ai contributi, la pensione varia di importo ed è ragguagliata alla maggiorazione sociale ed al cosiddetto milione del 2002 arrivando ad essere di importo pari a 638 euro per chi ha almeno 60 anni.

L’inabilità civile invece, viene erogata a carattere assistenziale se il reddito familiare del beneficiario non supera i 16.532 euro.

L’importo della prestazione è inferiore, ferma a 279,47 euro e rispetto all’inabilità previdenziale, che non ha limiti temporali, essa è soggetta a revisione triennale. Nei casi estremamente gravi invece, quando oltre che al venire meno della capacità lavorativa, ci sono problematiche a svolgere le normali funzioni quotidiane della vita, come la deambulazione, esiste l’indennità di accompagnamento.

Cosa ha sancito la Cassazione

Al contrario di quello che si pensa, il 100% di invalidità non fa scattare in automatico l’accompagnamento proprio perché le due cose sono distinte. La Cassazione infatti con la sentenza depositata il 30 settembre ha rigettato il ricorso di una signora che contestava il fatto che non percepisse l’accompagnamento. Per percepire l’indennità di accompagnamento da 512,34 euro bisogna anche essere nelle condizioni di non poter svolgere da soli le normali funzioni della vita o di non poter deambulare senza l’aiuto di una seconda persona. La Cassazione in più ha sottolineato come l’incapacità a svolgere i normali atti della vita non riguardano solo menomazioni fisiche, ma anche psichiche. Inoltre, non è necessario che il soggetto sia incapace di svolgerle tutte, ma basta anche la difficoltà in un solo atto quotidiano può essere elemento valido per la concessione dell’indennità.