Si riapre la trattativa Governo-sindacati in materia di rinnovo del contratto ai dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni. Era da fine luglio che il discorso era fermo ai primi incontri convocati dall’ARAN, l’agenzia incaricata dalla Madia a trattare con i sindacati. L’incontro odierno, promosso direttamente dal Ministro Madia segna la riapertura del tavolo di discussione che sembra continuerà domani con la convocazione dei Segretari della cosiddetta "Triplice", cioè le tre grandi sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL.

La Madia è uscita allo scoperto, proponendo un aumento medio per ogni dipendente, prima di sospendere ed aggiornare la seduta.

Una situazione in stallo da troppo tempo

La Madia ha messo sul piatto 85 euro a dipendente, cifra che sembra essere la stessa richiesta dai sindacati. Che sia il preludio a mettere la parola fine ad una questione che si protrae da troppo tempo? La Consulta lo scorso anno ha sancito l’incostituzionalità del blocco dei contratti per i lavoratori statali proveniente dal Decreto Salva Italia di Monti.

Era Luglio 2015 quando i Giudici Costituzionalisti condannarono il Governo a provvedere allo sblocco dei contratti, pur salvaguardando i conti pubblici non prevedendo rimborsi retroattivi per i lavoratori. La sentenza però non è stata ancora rispettata dal Governo, vuoi per la necessità di programmare il Testo Unico del Pubblico Impiego o per correggere vecchie storie come quelle dei comparti o della riforma Brunetta.

Tutti problemi questi che hanno ingessato la macchina della Pubblica Amministrazione e protratto nel tempo il blocco del contratto che dura ormai da oltre 7 anni. Ecco perché la riapertura delle trattative appare di buon auspicio e soprattutto dimostra la volontà della Madia di chiudere la partita quanto prima.

Sulle cifre tutti d’accordo?

Parlavamo di 85 euro di aumento per dipendente, cifra proposta dal Ministro, ma cifra identica a quella di cui nei mesi scorsi parlavano i sindacati.

Paradossale il fatto che tutte e due le parti siano d’accordo sulle 85 euro pro capite, ma che non si sia arrivati ancora alla fumata bianca. Il motivo è che le 85 euro, per il Ministro sarebbero un aumento medio, mentre per i sindacati dovrebbe essere un aumento minimo. In parole povere, per i rappresentanti dei lavoratori, l’aumento minimo a fronte di migliaia di euro perduti negli anni da ciascun dipendente, non dovrebbe scendere sotto quella soglia.

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Il Ministro invece considera la media tra tutti i dipendenti, sottintendendo come a qualcuno potrebbe andare meno mentre ad altri di più. Al tavolo di Palazzo Vidoni, sede del dicastero della Madia, quest’ultima ha ribadito come la richiesta del Governo sia di un accordo politico che deve essere condiviso, a partire dalle cifre stanziate per finire a quelle da destinare a ciascun lavoratore. I nodi da sciogliere però restano ancora tanti e difficilmente superabili per riuscire a determinare il buon esito di una vertenza che si protrae da troppo tempo.

Superare il meccanismo contorto della riforma Brunetta, cambiare la data di sblocco del contratto che deve essere quella del giorno di deposito della sentenza e far rientrare nel rinnovo anche il Comparto Scuola che oggi ne sarebbe escluso. Queste sono le richieste dei sindacati che dovrebbero fare capolino nella bozza di accordo, se è vero che le cifre di cui si parla, più o meno, sono le stesse per tutte e due le parti.

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