Il mondo degli ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro è in continua evoluzione. La Legge Fornero nel 2012 introdusse l’ASDI, l’assegno unico di disoccupazione che è stato attivo fino al 1° maggio 2015. Fu da quella data che il Governo Renzi inventò la naspi, quella che dal prossimo anno, come confermato nella manovra appena approvata dal Senato, diventerà l’unico sussidio per chi perde il lavoro. La Naspi nel 2017 sostituirà anche la mobilità, coprendo a 360° tutti i disoccupati da lavoro dipendente classico. Resta ancora in vigore anche la DIS-COLL per soggetti senza Partita IVA che lavorano con contratti di collaborazione o a progetto.

Con il Jobs Act di Renzi e poi con il decreto di riordino degli ammortizzatori sociali si è iniziato un lavoro che dal 2017 entra ufficialmente a regime, come dimostra la recente apertura dell’ANPAL, l’Agenzia delle politiche attive del lavoro. Ecco come funzionerà la Naspi nel 2017 e cosa bisogna sapere del sussidio.

Soggetti beneficiari e cifre

Il fattore fondamentale per poter percepire la Naspi è la perdita involontaria del lavoro. Per poter essere coperti dal sussidio bisogna essere licenziati, anche se ci sono strade che consentono, in alcuni casi di percepirla anche per dimissioni. Si tratta di dimissioni per giusta causa, come nel caso in cui il datore di lavoro non paga lo stipendio o per comportamenti come soprusi e vessazioni.

In questo caso deve essere la Direzione Territoriale del Lavoro, alla quale il lavoratore deve rivolgersi, a bonificare le dimissioni rendendole giuste. Per poter percepire la Naspi, bisogna avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti la perdita del posto di lavoro. Inoltre bisogna avere 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono la presentazione della domanda di Naspi.

L’importo della Naspi è commisurato alla retribuzione percepita. L’importo massimo erogabile è di € 1.300 euro, ma di norma, si percepisce il 75% della retribuzione percepita. In pratica, si sommano tutte le retribuzioni utili ai fini pensionistici degli ultimi 4 anni e poi si dividono per le settimane di lavoro. Il risultato poi viene moltiplicato per il coefficiente 4.33.

Il risultato è la Naspi che si percepirà mese per mese.

Domanda e durata

Il sussidio è commisurato al quadriennio precedente anche come durata. Infatti, la durata massima di sussidio è di 24 mesi se si è lavorato ininterrottamente negli ultimi 4 anni. La Naspi dura per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente. Non sono utili al calcolo della durata i periodi già utilizzati per percepire indennità per disoccupati negli anni precedenti. Solo per i lavoratori stagionali, la nuova manovra ha confermato anche per il 2017 l’estensione di un mese della durata dell’indennità. Dal 4° mese di incasso del sussidio, lo stesso subisce un taglio del 3% al mese per il resto della durata.

La domanda va presentata all’Inps, ma per via delle novità sulle politiche attive nel lavoro, bisogna sottoscrivere presso l’Ufficio di Collocamento la DID, la dichiarazione di immediata disponibilità. Si tratta del patto di servizio che ogni lavoratore deve sottoscrivere, impegnandosi a frequentare corsi ed attività messe in piedi dai Centri per l’Impiego o ad accettare proposte di lavoro congrue. La DID e soprattutto la virtuosità del disoccupato rispetto al patto, sono fattori determinanti a percepire la Naspi. Rifiutare o non frequentare le attività proposte, possono portare al taglio del sussidio o alla sua revoca. L’erogazione mensile dell’indennità è garantita dall’INPS tramite bonifico bancario ed in questa ottica, alla domanda di indennità, va allegato il modello SR163 timbrato e vidimato dalla propria Banca o Ufficio Postale.

Nel modello infatti va riportato il codice IBAN del rapporto bancario dove si desidera far arrivare l’indennità.