Resta programmato per il prossimo 1° gennaio 2019 il nuovo aggiornamento dei criteri di quiescenza al parametro dell'aspettativa di vita. La data rappresenta un punto di svolta anche per gli ulteriori adeguamenti, che procederanno successivamente con rinnovo su base biennale. Si tratta di un parametro importante per i lavoratori in attesa di raggiungere l'agognato pensionamento, visto che l'irrigidimento progressivo deciso con la Manovra Fornero (previsto nell'articolo 24 del comma 12 della L. n.

2014 del 2011) di fatto va ad impattare sulle uscite di un gran numero di gestioni. Si pensi ad esempio all'AGO (Assicurazione generale obbligatoria) e ai relativi meccanismi di uscita (oltre alle pensioni di vecchiaia e anzianità, ricordiamo anche a casi particolari come quelli delle uscite anticipate tramite l'esercizio dell'opzione donna), fino agli assegni sociali. Restano però escluse le casse professionali, poiché dotate di un'autonomia decisionale e gestionale propria, non rispondendo quindi alle prerogative della riforma previdenziale approvata nel 2011.

Ma vediamo insieme quali sono le reali conseguenze nell'applicazione dell'aspettativa di vita rispetto ai criteri di pensionamento dei lavoratori iscritti all'Inps.

Riforma pensioni e aspettativa di vita: come cambiano i requisiti di quiescenza

Stante quanto abbiamo appena sottolineato, la cronografia dei precedenti interventi ha già registrato un primo innalzamento dei requisiti di pensionamento di tre mesi nel 2013, a cui è seguito un secondo inasprimento di quattro mensilità nel 2016.

Come già accennato all'inizio dell'articolo, il prossimo passaggio di verifica è atteso a partire dall'inizio del 2019. Per questo caso specifico, bisognerà capire quale sarà l'impatto dello scenario demografico redatto dall'Istat, stante che il rapporto di base contente le proiezioni del 2011 è stato recentemente posto in osservazione dalla Ragioneria dello Stato (durante il mese di luglio 2016).

Il dato certo del prossimo aggiornamento sarà reso disponibile solo a partire dalla fine del prossimo anno, ma potrebbe essere notevolmente calmierato rispetto alle previsioni iniziali, se non addirittura azzerato per quanto concerne il futuro biennio di adeguamento.

Pensioni di vecchiaia e legge Fornero: dal 2021 saranno necessari 67 anni

Resta comunque il fatto che se non si verificheranno nuovi interventi normativi, a partire dall'inizio del 2021 i criteri di accesso alla pensione di vecchiaia richiederanno il raggiungimento dei 67 anni di età. Una prospettiva che deve essere comunque tenuta in considerazione dai pensionandi che si stanno organizzando per l'uscita dal mondo del lavoro nei prossimi anni, anche per effettuare utili paragoni rispetto alle opzioni di uscita anticipata o flessibile.

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