In arrivo il tanto atteso testo unico del Pubblico Impiego, la cosiddetta riforma Madia che rivoluzionerà il mondo del Lavoro per i dipendenti statali. Il Ministro è al lavoro per rientrare nei termini promessi di metà febbraio per emanare il decreto con tutte le novità di questo settore. La riforma spazierà dai licenziamenti per i furbetti, a premi di produttività e sarà parte integrante del rinnovo del contratto che da anni i lavoratori attendono. Ecco il punto della situazione e su cosa sta incessantemente lavorando il Governo.

Furbetti del cartellino o del week end

Spesso i lavoratori statali sono oggetto di attualità per il comportamento non consono di alcuni di essi. Molte volte in Tv e sugli altri media, passano notizie di lavoratori che timbrano l’ingresso al lavoro e si assentano per motivi personali o addirittura che timbrano i cartellini anche di altri colleghi che evidentemente sono assenti sul lavoro. I furbetti del cartellino hanno i giorni contati perché nella riforma ci sarà una vera e propria stretta su questi brutti comportamenti.

Lo stesso per i furbetti de fine settimana, con chi grazie alla malattia, spesso aggancia proprio questo istituto ai festivi allungando il week end. Non saranno più tollerati comportamenti simili nel caso in cui destino sospetto per gli organi di controllo. Ci sarà il licenziamento per tutti questi fenomeni e per qualsiasi condotta che violi il codice di comportamento o che porti a continue valutazioni negative del dipendente.

Si accorceranno i tempi per i procedimenti disciplinari che porteranno, in assenza di opportune controdeduzioni del lavoratore, a rischiare di essere licenziati in 30 giorni. La sanzione sarà allargata anche ai dirigenti, soprattutto nei casi in cui siano considerati come concausa dei fenomeni di assenteismo per poca capacità di controllo.

Tra contratto e sanzioni

L’assenteismo anomalo farà capolino anche nella querelle del rinnovo del contratto che deriva sempre dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale che bocciò il blocco alla perequazione voluto dalla Fornero.

Un contratto che non si rinnova dal quasi 8 anni e sul quale non sono stati pagati nemmeno i giorni di vacanza contrattuale dovuti per ciascun dipendente. L’accordo sulle 85 euro di aumento lordo pro capite è quello che sindacati e Governo hanno sottoscritto nell’incontro di fine anno sul tema. Nel summit, i sindacati si impegnarono anche a combattere il fenomeno dell’assenteismo i cui dati sono nel database della Ragioneria di Stato che nel Conto Annuale ha tutti i numeri relativi alle giornate trascorse al lavoro o a casa di ciascun dipendente. I dati, anche se in calo rispetto all’anno precedente, parlano di oltre 9 giornate di assenza per malattia, in media per lavoratore nell’anno 2015 (anno oggetto dell’analisi della Ragioneria).

Numeri ancora pesanti perché vanno ad aggiungersi alle maternità, ai permessi retribuiti e non ed alla 104, tanto per citarne alcuni. In totale, il Conto Annuale dimostra che ci sono state ben 126 milioni di giornate di assenza nel 2015. Le assenze rientrano anche nel meccanismo di spartizione dei premi di produttività che entreranno nella riforma. I dipendenti che avranno comportamenti sotto la media delle assenze della massa, rientreranno nella fascia di lavoratori tra i quali verranno divisi maggiormente i premi. Lo stesso varrà per l’aumento dovuto al rinnovo del contratto che, anche se, come dicevamo resta fissato in 85 euro a testa, non sarà elargito a tutti in ugual modo, ma seguirà sempre il meccanismo della meritocrazia che è uno dei cavalli di battagli di chi ha iniziato questo lungo lavoro riformatore, cioè Renato Brunetta ai tempi in cui era Ministro del Governo Berlusconi.

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