Il 30 novembre scorso, Governo e sindacati trovarono un accordo per il rinnovo del contratto dei lavoratori statali. Fu siglata un’intesa che pareva porre la parola fine alla storia del contratto dei dipendenti pubblici che da 7 anni non veniva rinnovato. Sembrava che finalmente la sentenza della Consulta che bocciò il blocco Fornero, dovesse finalmente venire applicata. L’accordo trovato era sui famosi 80 euro di aumenti lordi pro capite, ma ad oggi, ancora nulla è stato tramutato in regola. L’intesa trovata però non si fermava alla mera questione economica dello stipendio, ma andava oltre ed è proprio sul resto che si giocherà una partita molto importante, quella che sembra portare ad una stretta su malattie e permessi dei dipendenti pubblici.

Visite ed analisi

Quando un dipendente statale si trova a dover effettuare delle visite mediche, specialistiche e non oppure delle analisi che cadono durante le ore di lavoro, esistono tre vie da intraprendere. Il lavoratore può mettersi in malattia per una giornata o utilizzare una giornata delle sue ferie e queste sono le due vie naturali per assentarsi dal lavoro e presentarsi alle visite mediche di cui necessita. Una terza via, che però non nasce per queste esigenze, resta quella dei permessi orari. Il lavoratore può chiedere delle ore di permesso tra le 18 ore annuali che sono il limite fissato ai permessi stessi. Proprio la suddivisione in ore delle assenze per malattia sembrerebbe la via su cui Governo e sindacati stanno lavorando e che è uno dei risvolti dell’accordo sottoscritto a novembre e che adesso tornerà sul tavolo della trattativa tra ARAN e parti sociali.

Non sarà più necessario prendere una giornata intera di assenza dal lavoro per effettuare una visita medica, ma basteranno permessi orari. Va sistemato il meccanismo del cosiddetto periodo di comporto, cioè il periodo in cui nonostante le assenze, il lavoratore resta in diritto di percepire lo stipendio o di vedersi conservato il proprio posto di lavoro. Il limite odierno è di 18 mesi di cui la metà con stipendio pieno. Le assenze in ore di cui parlavamo dovranno rientrare in un più ampio discorso, quello del comporto di cui parlavamo, perché si dovrà fissare un limite alle assenze dentro il periodo di tutela. Sembra che le parti siano vicine nello stabilire un mese di assenza totale (sempre frazionato in ore di permesso) nei primi 9 mesi di stipendio pieno garantito.

La lotta all’assenteismo

Le novità che entreranno nella riforma della Pubblica Amministrazione sono tutte rivolte a combattere il fenomeno dell’assenteismo. La riforma sarà completata a febbraio, quando il Ministro Madia completerà le operazioni legislative del Testo Unico del Pubblico Impiego. Con i sindacati si è deciso di combattere tutti gli eventi di assenza anomali. Parliamo di quelli che vengono considerati assenze seriali o di massa e che saranno parte integrante del nuovo meccanismo di licenziamento nella Pubblica Amministrazione. In definitiva, come riporta anche il quotidiano “Il Messaggero” del 16 gennaio, una motivazione valida al licenziamento sarebbe anche quella delle ripetute assenze singole o di massa, soprattutto nei giorni immediatamente precedenti o successivi quelli festivi, collegati a falsi stati di malattia.

Un piccolo correttivo arriverà anche per coloro che utilizzano la Legge 104 perché hanno familiari disabili di cui devono occuparsi. Se il pacchetto normativo resterà identico sui benefici di questa Legge, cambierà il meccanismo di richiesta, con i lavoratori che dovranno chiedere ed informare preventivamente il datore di lavoro dei giorni in cui devono assentarsi con la 104.