Una delle novità più importanti del panorama previdenziale italiano è sicuramente la misura per i lavoratori precoci, cioè Quota 41. Il provvedimento, inserito nel pacchetto Pensioni, è ricco di vincoli e paletti che lo rendono una misura di nicchia, che si rivolge solo ad una piccola parte dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare molto presto. Il precoce dal punto di vista lavorativo è un soggetto che ha iniziato a lavorare prima della maggiore età, ma nella misura che dal 1° maggio sarà in azione, non tutti questi lavoratori vengono considerati allo stesso modo.

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Ecco perché, il movimento nato mesi fa per chiedere l’applicazione a macchia d’olio di quota 41, ritorna a chiedere al Governo un intervento risolutivo con una petizione on line. Si cerca di rispolverare la proposta di riforma pensioni del Presidente della Commissione Lavoro Damiano, cioè il DDL 857.

La Legge di Bilancio

Già con la penultima manovra finanziaria, quella di fine 2015, la categoria di lavoratori precoci attendeva l’inserimento della quota 41 nel sistema previdenziale. La categoria è tra le più vessate dalla riforma Fornero, che ha innalzato i requisiti necessari per la pensione di anzianità che oggi si centra a 42 anni e 10 mesi di contributi versati.

Basti pensare che prima dell’avvento della famigerata Legge Fornero, la pensione di anzianità, che a partire dal Governo Monti si chiama pensione anticipata, si centrava con 40 anni di versamenti senza limiti di età. In definitiva, la Legge Fornero ha di colpo chiesto ai lavoratori altri 3 anni di lavoro circa per la meritata quiescenza. Se nel 2015 non si fece nulla, con l’ultima Legge di Bilancio quota 41 è diventata realtà, con un provvedimento strutturale che dal 1° maggio sarà richiedibile dai precoci.

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Il problema è che non è una misura estesa a tutti i precoci, cioè a tutti quelli che hanno 41 anni di contributi versati. La misura infatti si centra con una serie di requisiti, che di fatto ne assottigliano di molto la platea di interessati. Bisogna avere un anno di lavoro anche discontinuo, svolto prima dei 19 anni di età, tra i 41 necessari. Inoltre, per rientrare nella misura, bisogna essere disoccupati che da almeno 3 mesi hanno finito di percepire la Naspi. In alternativa, bisogna avere una invalidità certificata pari ad almeno il 74% o avere un soggetto in queste condizioni tra i famigliari a carico.

In assenza di queste condizioni di disagio sociale, quota 41 basta per le 11 categorie di lavoratori impegnati in attività logoranti come stabilito proprio in Legge di Bilancio.

I precoci tornano alla carica

Una misura così restrittiva non poteva che scatenare la reazione di quanti si aspettavano di poter lasciare il lavoro dopo una lunga carriera normativa. Ecco perché i comitati, gruppi e i lavoratori precoci tutti, hanno lanciato on line una nuova petizione che chiede alle istituzioni tutte, di riportare in discussione il DDL 857 di Damiano.

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Un Disegno di Legge da troppo tempo fermo nonostante sia stato accompagnato dalle canoniche 50mila firme e che adesso, sarebbe utile tornasse in auge. La petizione nasce anche in vista dell’incontro tra Governo e Sindacati previsto per il 21 febbraio quando si tornerà a parlare di previdenza con l’avvio della fase 2 di questa pseudo riforma. Tra i punti salienti della proposta di Damiano c’era proprio quota 41, ma doveva essere estesa a tutti i lavoratori precoci. In parole povere, tutti quanti raggiungono 41 anni di contributi ed hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, potrebbero lasciare il lavoro senza limiti di età anagrafica e senza altri paletti. Una misura rivolta alla flessibilità in uscita vera e propria, con quasi 2 anni di anticipo rispetto alla pensione anticipata prevista oggi. Numeri alla mano, sembra che la petizione stia già riscuotendo successo e la speranza che sia la volta buona per far passare un provvedimento che segnerebbe una svolta per molti lavoratori.