Le ultime notizie sulle Pensioni anticipate ad oggi 20 giugno 2017 si concentrano sulla crescita esponenziale delle domande di quiescenza tramite l'APE sociale e la Quota 41 per i lavoratori precoci. Secondo quanto riportato nella serata di ieri, le richieste di prepensionamento avrebbero già superato le 8000 unità. Nel frattempo arrivano nuove critiche in merito alla possibilità che dal 2019 l'età di uscita per la pensione di vecchiaia possa essere innalzata fino a 67 anni.

A ritenerlo uno scenario penalizzante non sarebbero solo i lavoratori, ma anche le stesse imprese. Tutto questo mentre sullo sfondo la riforma previdenziale continua a restare incompleta, mancando ancora persino le firme sui decreti attuativi riguardanti le altre forme di anticipo pensionistico, come l'APE volontaria o quella aziendale. Vediamo insieme tutti gli ultimi dettagli nel nostro nuovo articolo di approfondimento.

Pensioni anticipate e LdB2017: boom di richieste per APE e Quota 41

La pubblicazione dei decreti attuativi riguardo l'APE sociale e la Quota 41 in Gazzetta Ufficiale ha dato il via ad un boom di domande telematiche. Lo afferma l'Inps, che nella serata di ieri ha già registrato più di 8mila richieste. La possibilità di effettuare l'inoltro della pratica online è diventata concreta lo scorso sabato, quando lo stesso Istituto previdenziale ha reso disponibili le procedure da seguire per poter avviare l'operazione.

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Resta però il fatto che al momento il percorso online permette di avanzare la richiesta di certificazione dei requisiti, mentre la domanda vera e propria di pensionamento potrà essere inoltrata solo successivamente. Si tratta comunque di un passaggio obbligato, che non risulta semplice da seguire per chi decide di provare a fare tutto da solo. Dal punto di vista operativo, resta ovviamente aperta anche la possibilità di appoggiarsi ad un patronato, che seguirà il lavoratore per tutto il percorso burocratico e fino alla vera e propria quiescenza.

Uscita di vecchiaia a 67 anni: i dubbi di Unimpresa

Per chi non potrà beneficiare delle uscite anticipate, non resta che seguire il percorso tradizionale di pensionamento. Una via che rischia però di diventare sempre più stretta ed in salita. È di questi giorni infatti la notizia di una nuova ipotesi correttiva sui criteri di quiescenza, tale per cui il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia potrebbe irrigidirsi fino ai 67 anni di età. Una prospettiva verso la quale anche gli stessi datori di lavoro risultano dubbiosi, oltre ai sindacati.

Ad esprimere le proprie perplessità nella giornata di ieri è stata Unimpresa, l'Associazione che rappresenta le piccole e medie imprese italiane. Secondo quanto riportato all'interno di un nuovo comunicato stampa, "un eventuale intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende", perché si verrebbe a costituire per l'ennesima volta un quadro votato all'incertezza.

Ancora da chiarire i tempi per l'APE volontaria, aziendale e per RITA

Sullo sfondo di quanto appena riportato resta ancora in essere il quadro d'incertezza relativo agli altri provvedimenti inseriti all'interno della LdB2017 in merito alla flessibilità in uscita dal lavoro. All'appello mancano ancora l'APE volontaria, quella aziendale e la Rita dei fondi pensione. Misure che restano molto attese dai lavoratori e per le quali non vi è ancora una data precisa di chiusura delle operazioni legislative. Le ultime dichiarazioni hanno stimato i tempi per l'approvazione definitiva in qualche settimana, ma il dato di fatto è che il ritardo accumulato resta già molto. Da parte nostra continueremo a seguire la vicenda per aggiornare i lettori non appena dovessero esserci delle novità in proposito.

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