Cesare Damiano torna a polemizzare. Le ultime novità sul tema Pensioni riguardano la proposta sull'aspettativa di vita e i costi legati ad essa. Oggi il presidente della Commissione Lavoro alla Camera chiarisce un punto molto importante, andando contro alle stime sui costi dell'operazione circolate nelle ultimissime ore, pari a 1,2 miliardi di euro. Lo fa ricordando tra l'altro i risparmi generati dalla riforma Fornero, grazie alla quale fino al 2050 verranno risparmiati qualcosa come 900 miliardi. Conclude infine affermando che è il momento di restituire qualcosa alle pensioni.

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Come, si chiedono i lavoratori?

Rinvio aspettativa di vita: 'Risorse ben spese'

"Se anche fossero 1,2 miliardi, sarebbero risorse ben spese". Parla così Damiano, in merito alle cifre circolate nel pomeriggio di ieri sulla sua proposta e quella del collega Maurizio Sacconi, numero uno della Commissione Lavoro al Senato, che insieme hanno chiesto il rinvio strutturale dell'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita. Secondo l'esponente del Partito democratico, i costi stimati da fonti non precisate non corrisponderebbero di fatto a quella che sarebbe la spesa reale, salvo poi ricordare che 1,2 miliardi corrispondono allo 0,13 per cento dei 900 miliardi che saranno risparmiati dallo Stato da qui al 2050 grazie anche alla legge Fornero.

"E' giunto il momento di restituire qualcosa alle pensioni" ha concluso Damiano, ritenendo necessario un intervento a favore dei pensionati e dei lavoratori italiani, dopo la soddisfazione manifestata nelle scorse settimane per le due misure pensionistiche varate dal Governo Gentiloni, l'Ape social e la quota 41 per i lavoratori precoci, le cui domande per la prima fase scadranno nella giornata di domani, sabato 15 luglio.

No all'aspettativa di vita: coro unanime dei sindacati

Nella giornata di ieri si è tenuto a Roma l'Attivo unitario, la riunione tra i tre sindacati italiani (Cgil, Cisl e Uil) più importanti del Paese.

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Era un incontro molto atteso, soprattutto da chi come le lavoratrici che chiedono la proroga di Opzione Donna al 2018 e le persone che vorrebbero vedere estesa la quota 41 a tutti i lavoratori precoci cercano da tempo risposte concrete da parte del Governo. Da quanto è emerso però, il tema principale dell'Assemblea capitolina di ieri ha visto al centro l'aspettativa di vita e la pensione di garanzia per i giovani. Per quanto riguarda l'AdV, i Sindacati hanno espresso all'unanimità la richiesta all'esecutivo di bloccare lo scatto di 5 mesi sull'età della pensione di vecchiaia previsto a partire dal 1 gennaio 2019.

Nessuna dichiarazione invece, per mezzo dei presenti all'Attivo unitario e per mezzo degli account social dei tre sindacati che hanno seguito l'intera riunione, è giunta a favore di Opzione Donna e Quota 41. Nonostante ciò, la lotta dei diretti interessati prosegue. Di ieri la notizia che la petizione per OD, con prima firmataria Giulia Molinaro, amministratrice del gruppo Opzione Donna Proroga al 2018, ha raggiunto il ragguardevole traguardo di 20 mila firme.

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