Le ultime novità al 27 luglio 2017 sulle pensioni precoci, anticipate e donne giungono dai sindacati che rilanciano la quota 100 con un tetto massimo a 40 anni di contributi e un bonus contributivo per le donne. Questi, pur riconoscendo i benefici che la Riforma Fornero ha dato allo Stato, ritengono sia giunto il momento di restituire qualcosa ai cittadini attraverso una proposta di legge popolare incentrata su tre punti base. A rilanciare la flessibilità in uscita nella "Fase 2" della previdenza che oggi 27 luglio alle 17 vedrà l'incontro tra Governi e sindacati, sono le sigle sindacali che afferiscono alla Confals. Ecco nei dettagli la proposta che riparte dalla quota 100.

Pensioni 2017, sindacati lanciano disegno di legge popolare

Per rilanciare la flessibilità in uscita, che ha visto il suo avvio nella "Fase1" con l'introduzione della quota 41 per i precoci afferenti a determinate categorie disagiate e dell'Ape sociale, i sindacati sono al lavoro per promuovere un disegno di legge popolare che vedrà la luce il prossimo autunno.

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Quando la proposta per modificare la Legge Fornero sarà pronta per essere pubblicizzata in migliaia di piazze italiane, allo scopo di raggiungere più firme possibili da depositare. La proposta di legge è fondamentalmente incentrata su tre punti cardine: la quota 100 pensata nel Ddl 2945 di Damiano, con un minimo di 62 anni d'età e 35 di contributi, 40 anni di lavoro come limite massimo contributivo richiesto, e un limite anagrafico posto a 67 anni che scendono a 62 per i mestieri particolarmente gravosi.

Le sigle sindacali della Confals puntano a raccogliere più firme possibili unendo quota 100 e l'abolizione della Legge Fornero, necessarie almeno un milione di firme per poter presentare le due proposte in Parlamento.

Pensioni anticipate, quota 100, che ne pensano i precoci?

I punti della proposta partono dalla quota 100 pensata da Damiano nel lontano 2015. Con il famoso DDL 2945 rimasto sospeso in Parlamento, la riforma Damiano prevedeva la possibilità di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro con un minimo di 62 anni di età e 35 di contributi a patto che la somma fosse appunto 100, senza penalizzazione alcuna sull'assegno ultimo.

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La proposta non fu accolta per mancanza di risorse. La soluzione oggi 'riesumata' dai sindacati non convince i lavoratori precoci molto più proiettati verso il Ddl 857 del Presidente della Commissione Lavoro alla Camera che comprendeva oltre al pensionamento anticipato anche la quota 41 per i precoci. Tra le altre proposte quella di separare la previdenza dall'assistenza e infine convincere il Governo che 40 anni di lavoro debbano bastare. Per le donne invece sarebbero allo studio dei bonus contributivi da associare all'APE sociale con lo scopo di riconoscere i lavori di cura.

Pensioni 2017 dall'opzione donna ai bonus contributivi

Le lavoratrici iscritte al gruppo facebook 'proroga opzione donna al 2018' confidano che nella prossima legge di bilancio vi sia l'estensione della legge sperimentale 243/2004 che ha permesso alle donne di uscire con la cosiddetta opzione donna avendo maturato 35 anni di contributi e 57/58anni d'età a seconda se lavoratrici dipendenti o autonome. Al vaglio del Governo parrebbero invece esserci altre proposte mirate a riconoscere il ruolo di care giver della donna, attraverso uno sconto contributivo, si ipotizza di 2/ 3 anni, da associare ai requisiti dell'Ape sociale.

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Altra proposta quella di ridurre di un anno di età l'accesso all'Ape per ogni figlio. Non resta che attendere l'incontro pre-estivo di oggi alle 17 tra Poletti e sindacati per vedere cosa emergerà e quale saranno le basi di confronto accolte per i prossimi tavoli di incontro che riprenderanno a settembre, con lo scopo di arrivare ad un verbale condiviso, un mini pacchetto di riforme, da inserire nella prossima Legge di Bilancio. Si preannuncia dunque un autunno caldo in tema previdenziale, le proposte fin qui annunciate: quota 100 con max 40 anni di contributi versati e il bonus donne stanno già facendo discutere molto i lavoratori che si confrontano sui social.

Altro tema infuocato resta quello dell'aspettativa di vita che pare potrebbe essere bloccata solo per alcune categorie di lavoratori, nello specifico per quanti svolgono i mestieri più gravosi. Il rischio, dicono i lavoratori precoci e non, e che continuino ad alimentarsi le differenze tra lavoratori di serie A e serie B, aumentano ancora una volta le iniquità pensionistiche.