Insieme all’Ape sociale ed allo scivolo per precoci di quota 41, l’Ape volontario è la novità previdenziale più importante ed attesa della precedente manovra di Bilancio. Anzi, possiamo benissimo affermare che l’Anticipo Pensionistico volontario è l’autentica novità pensionistica degli ultimi anni. Una misura particolare che resterà l’unica cosa nuova della previdenza sociale nostrana anche per l’anno prossimo, visto che la manovra finanziaria appena licenziata dal Cdm non ha introdotto nulla di nuovo in materia pensionistica. In considerevole ritardo rispetto alle previsioni che la davano in uscita per lo scorso maggio, l’ape volontaria è finita in Gazzetta Ufficiale di ieri 17 ottobre.
Con la pubblicazione del Dpcm 150 del 4 settembre scorso in Gazzetta, la misura entra in vigore ufficialmente. Adesso si attende la consueta circolare illustrativa dell’Inps che spiegherà i dettagli della misura, le interpretazioni dell’Istituto e le modalità di richiesta. Ecco nel dettaglio cosa c’è da sapere sulla misura, a chi è destinata e come funziona.
Che misura è
L’Ape volontario sarà ricordata come la misura che per la prima volta inserisce nel sistema previdenziale soggetti terzi tra i classici Inps e pensionati. Infatti entrano in campo assicurazioni e soprattutto istituti di credito. La misura è un anticipo di pensione consentito a partire dai 63 anni con solo 20 anni di contributi versati e rappresenta la scorciatoia offerta dalla normativa vigente rispetto ai 66 anni e 7 mesi previsti per centrare la pensione di vecchiaia.
Il suo varo rappresentava la risposta del Governo alle esigenze di flessibilità del sistema previdenziale italiano. Una misura però che come dicevamo è particolare, con l’Inps che di fatto diventa soggetto che funge da tramite e da garante tra una banca ed il pensionato.
La pensione erogata infatti, nonostante sarà sempre l’Inps a pagarla ai pensionati, verrà finanziata da una banca che di fatto non farà altro che prestare i soldi al pensionato. Al pensionato infatti spetterà l’onere di restituire quanto percepito mensilmente in prestito per tutta la durata dell’anticipo che sarà, come facilmente intuibile, di massimo 3 anni e 7 mesi. La restituzione inizierà al termine dell’anticipo e quando il pensionato arriverà all’età utile per percepire la vera sua pensione spettante.
L’ammortamento previsto sarà a rate mensili come a rate mensili sarà erogato il prestito. Una trattenuta mensile sulla futura pensione di vecchiaia, anche sulla tredicesima e per la durata complessiva di 20 anni. La pensione così erogata non avrà tredicesima, non sarà mai rivalutata al tasso annuo di inflazione durante gli anni di anticipo e non sarà reversibile (nemmeno al coniuge) a causa di morte del percettore.
I numeri
Il ritardo nell’emanazione dell’atto di attuazione sarà dipeso dalle inevitabili convenzioni da stipulare con l’Abi (associazione delle banche) e l’Ania (associazione per le compagnie di assicurazione). Infatti come per tutti i finanziamenti bancari e le operazioni di prestito, anche per l’Ape volontario bisognerà fare i conti con interessi ed oneri accessori come appunto, le coperture assicurative.
Le convenzioni e quindi le aliquote per interessi e spese, usciranno sempre in Gazzetta entro un mese dalla pubblicazione del Decreto. L’Ape volontario nasce come misura flessibile che può essere richiesta per periodi inferiori o per importi inferiori ai livelli massimi consentiti.
L’anticipo minimo è fissato a 6 mesi, cioè a quelli che mancano massimo 6 mesi dal centrare la propria pensione di vecchiaia. Anche l’importo è opzionale, partendo da un minimo di 150 euro ad un massimo pari al 90% della pensione netta che al richiedente verrà calcolata il giorno della presentazione della domanda di Ape. In pratica la pensione sarà erogata per un importo massimo ridotto del 10% rispetto alla pensione spettante al momento dell’uscita dal lavoro.
Nel decreto confermato l’effetto retroattivo della misura che parte ufficialmente il 1° maggio 2017. In sostanza, coloro che hanno raggiunto i requisiti di accesso a partire dal quella data e che erano in attesa del decreto per presentare istanza, potranno chiedere gli arretrati dal 1° maggio 2017. Una facoltà questa che resterà attiva solo per i primi 6 mesi dalla pubblicazione del Decreto. All’atto della domanda di accesso all’Ape (la richiesta di certificazione del diritto) il richiedente dovrà presentare contestuale domanda di pensione di vecchiaia, anche se di fatto mancano ancora diversi anni dall’età minima consentita. Inoltre andrà presentata la domanda di polizza assicurativa e quella di accesso al Fondo di Garanzia. Tutta la modulistica è allegata al decreto pubblicato in Gazzetta.