Quando si parla di età pensionabile la misura che si tira in ballo è la pensione di vecchiaia. Questa è la misura che l’Inps ha per soggetti con contributi da lavoro non troppo numerosi e che devono aspettare di raggiungere l’età stabilita per andare in pensione. Allo stesso tempo è la pensione di vecchiaia quella al oggetto dell’anticipo che offrono sia l’Ape sociale che l’Ape volontario, anche se quest’ultimo ancora deve partire. Che l’aspettativa di vita farà salire l’età pensionabile a 67 anni è un dato ormai assodato ma che non influirà su quanti andranno in pensione nel 2018.

Per loro le regole restano le stesse previste fino a tutto il 2017, tranne che per le donne. Ecco la normativa in vigore e cosa bisogna sapere per farsi trovare pronti all’appuntamento con la pensione nel 2018.

Cosa cambia per la misura?

Come dicevamo, per il 2018 nessuna novità perché la pensione di vecchiaia si centrerà a 66 anni e 7 mesi di età. I paventati 5 mesi di aumento avranno effetto solo nel 2019 e probabilmente, se Governo e sindacati troveranno l’intesa nel summit di sabato 18 novembre, dall’aumento verranno esclusi soggetti alle prese con lavori usuranti e una quindicina di categorie di lavoro da considerare gravose.

L’unica variazione di età anagrafica pensionabile che entrerà in vigore nel 2018 riguarda le lavoratrici femmine che fino a dicembre 2017 potevano lasciare il lavoro a 65 anni e 7 mesi di età e che dall’anno prossimo saranno uniformate agli uomini. I contributi necessari restano sempre i classici 20 anni minimi di versamenti.

Il prestito

Se dovessimo scegliere quale misura, tra quelle che offrono anticipi di Pensioni sia quella più aderente ai requisiti di accesso della pensione di vecchiaia, tra le varie versioni di Ape opteremmo per quella volontaria.

Va ricordato che la misura con ogni probabilità partirà l’anno nuovo nonostante sia stata prevista già dalla Legge di Bilancio 2017. Problemi tecnici hanno portato il Governo a predisporre i decreti di attuazione con grande ritardo rispetto al 1° maggio che era la data prevista per lo start della misura. Si tratta della possibilità consentita ai lavoratori di andare in pensione a partire dai 63 anni sempre centrando contestualmente i 20 anni di contributi da lavoro versati.

È la pensione in prestito di cui tanto si è parlato, con una banca a erogare i soldi che finiranno ai pensionati tramite l’Inps e mese per mese. Un anticipo massimo consentito di 3 anni e 7 mesi che salvo sorprese, dal 2019 diventerà di 4 anni. In pratica la banca presta i soldi al pensionato per l’intera durata dell’anticipo e fino a quando lo stesso arriverà a 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019) e quindi percepirà la pensione di vecchiaia a lui spettante. Da quel momento la funzione della banca passerà da finanziatrice dell’anticipo a creditrice dello stesso, perché al pensionato spetta l’onere di restituire con trattenute sulla pensione di vecchiaia mensile, quanto percepito di anticipo.

Tutto naturalmente con interessi e spese assicurative con l’Inps a fungere da tramite per erogazione di anticipo e restituzione del prestito e quindi da garante per conto del pensionato.

L’Ape sociale

Senza debiti l’Ape sociale ma che riguarda una ristretta cerchia di soggetti e soprattutto, prevede periodi di contribuzione più lunghi. Si tratta dell’anticipo di pensione di vecchiaia sempre a 63 anni, ma destinata a soggetti disagiati come lo sono i disoccupati, gli invalidi, quelli con invalidi a proprio carico e lavori gravosi. Per le prime tre categorie citate, necessari 30 anni di contributi versati, mentre per i lavori gravosi sono 36.

Su quest’ultimo aspetto la novità delle ultime ore che deve essere confermata sabato nel summit, spinge verso la riduzione a 30 anni di contributi anche per le attività gravose, ma ad oggi è solo una ipotesi. Questa dell’Ape sociale è la misura verso la quale il Governo guarda maggiormente per inserire novità in Legge di Bilancio, soprattutto per eliminare i paletti ed i vincoli che insieme all’interpretazione ad essa data da parte dell’Inps, rendono la misura molto difficile da centrare per tutte e4 le macro categorie a cui si riferisce.

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