Gli scorsi 12, 13 e 14 dicembre scorsi, hanno avuto luogo le tre prove scritte dell'esame di abilitazione alla professione forense, aventi ad oggetto, rispettivamente, la redazione di un parere di diritto civile, un parere di diritto penale e un atto giudiziario.
Per i risultati delle prove scritte, i partecipanti dovranno attendere la prossima primavera/estate: probabilmente intorno a giugno 2018, le commissioni delle principali città italiane renderanno note le liste di coloro che hanno passato la prima fase e possono accedere alla successiva.
Al fine di evitare brogli e rendere la correzione il più imparziale possibile, gli scritti non saranno corretti dalla commissione istituita presso la Corte D'Appello presso cui l'aspirante avvocato ha sostenuto l'esame, ma appunto, da una commissione istituita presso una Corte differente.
A tal proposito, proprio negli ultimi giorni sono stati resi noti i vari abbinamenti: ad esempio, i compiti degli aspiranti avvocati di Roma saranno corretti dalla commissione della Corte D'Appello di Napoli; le prove dei candidati di Milano saranno corretti dalla commissione romana e così via.
La correzione della prova scritta
La commissione che dovrà correggere i compiti scritti è composta da cinque commissari, ciascuno dei quali può attribuire a ciascuna prova fino a dieci punti.
Per poter accedere ala fase orale, il candidato dovrà ottenere un punteggio non inferiore a novanta punti, raggiungendo trenta punti in almeno due prove: facendo un calcolo prettamente matematico, dunque, l'aspirante avvocato può permettersi di prendere un'insufficienza in un unico compito.
In passato, la commissione giudicatrice aveva l'obbligo di accompagnare il voto numerico con una motivazione, attraverso cui si spiegasse quale iter logico il commissario avesse seguito nel giudicare la prova e, soprattutto, che permettesse al candidato di comprendere dove avesse sbagliato, in modo tale da poter imparare dal proprio errore.
Su questo punto si è a lungo dibattuto; a porre fine a questa diatriba dottrinale, è intervenuta una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato, risalente a settembre di quest'anno, che si è pronunciata in senso alquanto sfavorevole per gli aspiranti avvocati: l'adunanza plenaria ha, infatti, considerato legittima la correzione del compito scritto con il solo voto numerico, senza che gravi sui commissari un obbligo di motivazione.