Il ministro Valeria fedeli è stata spesso, ultimamente, oggetto di scherno da parte degli utenti dei social sul suo utilizzo improprio delle coniugazioni verbali. In realtà la ministra non sembra affatto preoccupata delle critiche e anzi continua ad attirare su di sé l'attenzione grazie anche a delle misure proprie del suo mandato. Di recente il ministro dell'istruzione ha firmato un protocollo d'intesa con un paio di fondazioni impegnate nella lotta alla discriminazione, prevedendo una misura che sicuramente farà molto discutere.
In gita nei centri d'accoglienza
La lotta alla discriminazione è senz'altro una battaglia degna di nota, anche se nel nostro Paese probabilmente viene spesso utilizzata per coprire altre attività che, in realtà, hanno poco a che fare con il tema. Gli episodi di mafia capitale lo hanno dimostrato: sotto la bandiera dell'accoglienza e dell'integrazione si celava, e probabilmente si cela ancora, in realtà un business milionario che come ammesso dallo stesso boss romano Carminati "rende più della droga". La Fedeli ha da poco firmato un documento che impegna il suo ministero, con l'obiettivo della lotta alla discriminazione, a portare gli studenti delle scuole italiane in visita ai centri d'accoglienza durante le gite.
Nel protocollo d'intesa si legge "I ragazzi dovranno essere parte attiva e protagonisti della lotta alla discriminazione", ma in che modo? Visitando appunto le strutture che ospitano gli aspiranti richiedenti asilo. Secondo il Fatto Quotidiano però, questa attività può avere anche senso opposto, ovvero potrebbero anche essere direttamente i migranti ad entrare nelle scuole e raccontare così le loro vicende ed esperienze del viaggio verso il nostro Paese. Il tutto con l'obiettivo di rendere gli immigrati meno distanti dalla nostra società e percezione culturale.
Le parole del presidente della fondazione
Il numero uno del Comitato 3 Ottobre che ha siglato l'accordo con il Ministero, tale Tareke Kobane, ha raccontato come la presenza dei richiedenti asilo nelle strutture scolastiche del nostro Paese dia la possibilità ai migranti di raccontarsi.
"Esternare le loro storie farà in modo che gli studenti si rendano conto di cosa vuol dire abbandonare la propria terra alla ricerca di una vita migliore all'estero" dichiara Kobane; probabilmente questa iniziativa porterà a diverse proteste da parte dei genitori che potrebbero ipotizzare pericoli in termini di sicurezza.