Nel 2019 si verificherà una situazione molto simile a quanto avvenuto nel 2012, con l’ingresso della Legge Fornero e della sua riforma pensionistica. In pratica quanti si troveranno a pochi mesi dalla pensione, per via degli inasprimenti in termini di requisiti di accesso già programmati, saranno costretti a restare al lavoro per molti altri mesi. Una situazione che già nel 2018 vivranno molte lavoratrici sia dipendenti che autonome che andranno in pensione esattamente un anno in ritardo rispetto a quanto è successo alle loro colleghe per questioni anagrafiche sono riuscite a pensionarsi nel 2017.
Ecco perché oggi esiste una frenetica corsa al pensionamento, al valutare tutte le vie di accesso alle pensioni che consentano di evitare questo ennesimo inasprimento dei requisiti. Le vie disponibili sono ancora molteplici, anche se più passa il tempo e meno effetto sortiscono perché trattasi di deroghe appannaggio di coloro che si trovavano a pochi metri dalla pensione prima dell’ingresso nel sistema della riforma Fornero.
Requisiti cristallizzati
Nel 2019 le pensioni di vecchiaia saliranno indistintamente per uomini e donne a 67 anni, mentre le pensioni di anzianità si centreranno con 43,3 o 42,3 anni di contributi versati rispettivamente per uomini o donne. La legge italiana consente a molti lavoratori di restare al lavoro nonostante si siano centrati i requisiti di accesso alle pensioni.
Chi ha già raggiunto i requisiti per la pensione prima del 2012 ha ancora oggi il diritto a lasciare il lavoro con le regole di allora, quelle antecedenti la riforma del Governo Monti. Si entra nel perimetro di applicazione della cristallizzazione dei requisiti, cioè del diritto alla pensione che non si perde perché risulta congelato anche se non sfruttato. Si tratta dell’applicazione del principio secondo il quale chi ha già maturato il diritto alla pensione con determinate norme, può lasciare il lavoro anche dopo ed anche se nel frattempo le regole per andare in pensione sono cambiate e sono diventate più aspre.
Tipico esempio è il salvacondotto che però interessa solo i nati fino al 31 dicembre 1952, per evidenti limiti anagrafici.
Conosciuta anche come deroga Fornero, questa misura consente id lasciare il lavoro a partire dai 64 anni e 7 mesi di età, purché si siano raggiunti i 35 anni di contributi versati (per le donne ne bastano 20) al 31 dicembre 2012. Età anagrafica e contribuzione che devono essere sommate per completare sempre alla fine del 2012, la famosa quota 96.
Esodati e pensione di anzianità
Quando si parla di lavoratori penalizzati dalla Fornero la memoria ci riporta agli esodati. Si tratta dei lavoratori che erano davvero prossimi alla pensione a cavallo del triennio 2011-2013 e che per via della riforma persero molti anni di pensione. Soggetti per i quali i vari Governi hanno provveduto ad avviare già 8 salvaguardie senza riuscire a depennare per tutti il problema a tal punto che si continua a parlare di nono intervento.
Le salvaguardie comunque, anche quelle già avviate come l'ottava per la quale le domande sono scadute lo scorso marzo, non sono misure strutturali, ma appannaggio solo di determinati lavoratori e soprattutto, con determinati requisiti, una sorta di numero chiuso.
Salvaguardati sono i lavoratori in mobilità, quelli autorizzati alla prosecuzione volontaria dei versamenti, soggetti in congedo per assistere figli disabili, i cessati o i lavoratori a tempo determinato. Per tutti necessario produrre istanza nei termini ma soprattutto, che bastino i fondi stanziati dal Governo volta per volta. Per tutti questi si può andare in pensione con le regole precedenti la riforma. Nel dettaglio, per la vecchia pensione di anzianità bastano 61 anni e 7 mesi con 35 di contributi, centrando quota 97,7 oppure chiudendo i 40 anni di contributi e distaccandosi da qualsiasi requisiti di età.
La decorrenza di queste prestazioni però è soggetta alle finestre, di 12 mesi per quota 97,7 e di 15 per quota 40. Sono 12 mesi di finestra mobile anche per la pensione di vecchiaia con requisiti cristallizzato a 65 anni e 7 mesi per i lavoratori maschi o le lavoratrici della Pubblica Amministrazione. Ne bastano 61 ed un mese per le lavoratrici del settore privato e per tutti almeno 20 anni di contributi versati a meno che non si rientri nel perimetro della deroga Amato per la quale ne sono previsti solo 15.