Il mondo del lavoro si sta trasformando rapidamente, e già oggi esistono figure professionali [VIDEO] che fino a vent'anni fa non erano ancora state concepite. Le mansioni lavorative stanno cambiando, e molti dei bambini che oggi vanno a scuola un domani si ritroveranno occupati in lavori che ora non possiamo nemmeno immaginare.

Sempre più lavori tecnici

Già entro il 2020 si verificherà la perdita di oltre 7 milioni di posti di lavoro [VIDEO], dei quali in maggioranza in ruoli di tipo amministrativo. Al contempo, fonti autorevoli ipotizzano la nascita di 2 milioni di posizioni lavorative in settori che riguardano la matematica, l'ingegneria e la tecnologia.

Secondo questa ipotesi, resterebbe dunque un vuoto da colmare pari a 5 milioni di posti di lavoro. La speranza è che altri settori riusciranno ad emergere e ridare in tal modo speranza alle nuove generazioni.

Prospettive occupazionali

Un altro aspetto importante da considerare per quanto concerne le prospettive occupazionali del futuro riguarda la sostituzione della forza lavoro umana da parte delle macchine. Agricoltura, pesca, commercio e manifattura sono tra i principali settori in cui la manodopera servirà sempre di meno. La sostituzione del lavoro umano a favore dell'uso di macchinari è già da tempo realtà, ma questo si manifesterà in maniera ancor più profonda nel corso dei prossimi decenni, con effetti particolarmente constatabili già tra una quindicina di anni, secondo studi e ricerche autorevoli.

Ad esempio, l'e-commerce ridurrà sempre di più la presenza dei negozi fisici, e dunque i commessi scompariranno gradualmente, lasciando più spazio agli specialisti del commercio elettronico. Istruzione e salute invece risultano tra i settori in cui difficilmente le macchine potranno prendere il sopravvento.

I lavori di domani

Per quanto attiene ai mestieri del domani, essi saranno determinati soprattutto da tre processi che si stanno manifestando in modo inarrestabile: il riscaldamento globale, la tecnologia e la maggiore presenza di persone anziane.

Per imparare un mestiere, il livello d’istruzione sarà sempre più determinante. Dunque occorre che gli adulti del futuro vengano oggi adeguatamente istruiti all'uso consapevole delle nuove tecnologie, imparando anche i linguaggi di programmazione.

Il riscaldamento del globo terrestre implica necessariamente che l'economia mondiale sia basata su basse emissioni. Questa trasformazione, che avverrà gradualmente, porterà posti di lavoro in più in tutti i settori economici, facendo nascere specialisti nei green job (anche detti lavori verdi): si tratta di lavori impegnati a ridurre sprechi e possibilità d’inquinamento, riducendo l'impatto sull'ambiente migliorandone l'efficienza dal punto di vista energetico, così da sfruttare nel migliore dei modi anche materie prime di vitale importanza, come l'acqua.

Questi nuovi specialisti dovranno anche offrire soluzioni per gestire e riciclare i rifiuti, e per rendere i trasporti meno inquinanti. Sarà indispensabile anche studiare nuovi modi per estrarre i minerali inquinando il meno possibile, così come sarà opportuno pianificare nuove soluzioni per costruire e gestire gli edifici.

Tra i mestieri del domani, avranno sempre più importanza anche quelli che faranno riferimento al prendersi cura degli anziani e al fargli svolgere le attività di vita giornaliere, considerando che, ad esempio, la popolazione italiana per il 22,3% ha oltre 65 anni, e tale percentuale aumenterà sempre più nei prossimi anni.

Italia in ritardo nella formazione

Considerando lo scenario appena delineato, c'è da rilevare che in Italia vi è ancora molta strada da fare per preparare la classe lavorativa del futuro. Infatti, il 30% dei cittadini ha ammesso di non avere delle competenze informatiche, e nelle scuole sono pochi i computer per gli studenti (un solo pc ogni 8 allievi). Inoltre, s’investe poco nella ricerca, impiegando solo l'1,3% del prodotto interno lordo, a differenza della media europea pari al 2% e della Germania, dove investono il 2,9% del proprio Pil. Non solo: soltanto l'8,3% della popolazione italiana della fascia d'età 25-64 anni partecipa ad appositi programmi per la formazione professionale, quando la media europea è del 10,8%.