Le donne vengono retribuite di meno sul posto di lavoro, e sono più impegnate rispetto agli uomini se si considera le ore spese per la cura di casa e famiglia.

Lo studio dell'Ocse

Stando a quanto emerge dall'Ocse, le madri italiane sono mediamente occupate per 306 minuti al giorno mentre gli uomini 131 minuti per quanto concerne il tempo concesso ai figli e alla casa. Inoltre, le donne italiane lavorano di meno rispetto alla media europea, e sono pertanto pagate di meno.

Si tratta del così detto Gender Gap (il divario di genere tra uomo e donna), che sulla base del 24° Rapporto sulle Retribuzioni rientra tra l'8,1% e il 13,5% a seconda del tipo di lavoro cui si fa riferimento.

Infatti, nonostante alcuni dei cambiamenti sociali che si sono verificati nel Bel paese, che hanno contribuito ad aumentare entro una certa misura la presenza femminile nel mondo del lavoro, resta invece sempre di tipo tradizionale la suddivisione delle faccende domestiche e familiari.

Detto ciò, va anche considerato che, come il sociologo Alberto Vegani fa notare, il 90% circa delle imprese italiane è di tipo medio-piccolo, e dunque non offre nidi aziendali o altri servizi utili per le donne con figli piccoli. A questo, va anche aggiunto che il welfare italiano non sostiene la paternità: i giorni relativi al congedo obbligatorio per paternità sono molto pochi.

Ampio il divario uomo-donna

Proprio in relazione a quanto affermato, appare evidente come rispetto ad altri paesi europei come quelli scandinavi, il divario uomo-donna sia in tal senso ancora ampio, legato a meccanismi tradizionali sia in ambito strettamente lavorativo che per quanto concerne il ruolo all'interno della famiglia.

In tal senso, la sociologa Ruffini spiega che questo scenario è legato specialmente a due ordini di fattori: da una parte il mancato sostegno da parte delle istituzioni, dall'altro il familismo, ovvero una cultura in cui sono considerati più importanti gli interessi e il benessere dei componenti della famiglia che non quelli della collettività, visto che vi è poca fiducia nello Stato. Storicamente, noi italiani siamo all'interno di un contesto da sempre frammentato, che presenta delle differenze anche dentro le stesse aree o macroare e, in uno scenario simile, la donna funge da "ammortizzatore sociale": ed è anche questo che può spiegare come mai vi sia ancora una forte differenza tra uomo e donna relativamente alla suddivisione dei compiti.

Tante le mansioni non retribuite

Le donne lavorano di più se si considera appunto anche le mansioni non retribuite, come la cura di casa e figli. Ma lavorano di meno per ciò che attiene il lavoro retribuito: casa e figli le costringono spesso a lavori part-time oppure a prendere permessi e assentarsi di più. A differenza degli uomini, anche perché questi ultimi sono inseriti meglio nel contesto lavorativo e vengono pagati di più.

Non solo: quando arriva il secondo o terzo figlio, molte donne rinunciano definitivamente al proprio impiego.

Sempre stando a quanto afferma la sociologa Ruffini, qualcosa sta però cambiando: le nuove generazioni sembrano più disposte ad una maggiore parità di genere, essendo più istruite, più globalizzate e mentalmente più aperte. La sociologa conclude con l'augurarsi che nuovi legislatori più giovani possano portare i cambiamenti utili per ridurre questo gap di genere ancora molto forte.

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