In linea generale in Italia le prestazioni previdenziali si basano su due fattori, l’età e i contributi versati. Nel 2019 già confermato un inasprimento per entrambi questi requisiti per tutte e due le misure che rappresentano i pilastri dell’intero sistema, la pensione anticipata e quella di vecchiaia. Dal punto di vista dei contributi però occorre dire che la soglia che generalmente viene considerata come la minima per l’accesso a numerose prestazioni resta 20 anni anche nel 2019, perché per esempio per quanto riguarda la pensione di vecchiaia l’anno venturo salirà l’età minima ma non questo importante requisito.
Sulle carriere contributive corte o discontinue, che sono in costante aumento per via della disoccupazione e del precariato l’Italia ha ricevuto un monito dalla UE durante il consueto rapporto sulle pensioni da parte della Commissione Europea. Il rischio concreto è che lavoratori che non riescono ad avere carriere di lavoro lunghe e quindi a versare contributi previdenziali in numero adeguato, avranno in futuro pensioni inadeguate. Vediamo oggi come si esce dal lavoro senza contributi o con contributi insufficienti.
Fornero ok, ma non basta
Una spesa per le pensioni troppo elevata ma che non riesce a salvaguardare la popolazione dal rischio povertà, questo in sintesi il giudizio che emerge dal rapporto della UE sul sistema previdenziale italiano.
In barba ai progetti di riforma, alle promesse ed ai programmi dei partiti che stanno lavorando per dare un Governo all’Italia, la UE sottolinea ancora come l’Italia spenda troppi soldi per le pensioni, nonostante i risparmi prodotti dalla Fornero, ma li spende male. Questo quanto si legge in un recente articolo pubblicato sul quotidiano “La Repubblica”. Bruxelles lancia un allarme per quanti la pensione la centreranno nel lungo periodo, i giovani di oggi sempre più esposti a carriere discontinue e interrotte. Ok quindi alla riforma Fornero ma anche alle ultime novità come Ape sociale e quota 41 dei due ultimi Governi, cioè Renzi-Gentiloni, ma la protezione sociale in Italia latita.
Pensioni senza un lavoro continuo
In Italia a dire il vero esistono misure che consentono di accedere alle pensioni anche senza i 20 anni di contributi minimi. Ma le problematiche esposte da Bruxelles non sono campate in aria. I lavoratori a carriera saltuaria e continuamente interrotta in riferimento alla loro pensione presentano problematiche legate all’età di uscita ed anche all’importo degli assegni previdenziali. Una recente circolare Inps per esempio, ha confermato la misura della pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi versati, ma la misura dal 2019 si centrerà alla veneranda età di 71 anni. Con l’assenza di contributi poi ci sarebbe l’assegno sociale, che si centra a 66 anni e 7 mesi di età come la pensione di vecchiaia.
Nel 2019 anche questa misura scatterà avanti di 5 mesi con l’età minima necessaria da raggiungere che arriverà a 67 anni.
Restano in piedi poi le misure provenienti dai Governi precedenti. La pensione con le deroghe Amato che consentono l’accesso alla pensione con soli 15 anni di contributi. Misure però soggette a requisiti stringenti tra i quali l’obbligo di aver completato le 780 settimane di lavoro prima del 1993 o l’aver ottenuto la concessione alla prosecuzione volontaria prima di quell’anno. Con 20 anni di contributi poi esiste la pensione di vecchiaia contributiva che si centra a 64 anni. Qui però si entra nelle problematiche reddituali, perché per poter accedere a questa misura occorre che la pensione che si andrà a percepire sia pari ad almeno 2,8 volte il minimo.
Una prestazione che evidentemente è appannaggio di lavoratori con salari elevati a tal punto da consentirgli di versare contributi di importo elevato tali da produrre con il calcolo contributivo, un assegno previdenziale di importo elevato.