Siamo ancora alla bozza perché adesso serve l’ok dei due leader di Movimento 5 Selle e Lega, ma di fatto il contratto di Governo tra le due forze politiche è pronto. Un documento di 40 pagine e 29 punti con una seri di provvedimenti di carattere urgente che i due partiti si prefiggono l’obbiettivo di mettere in atto appena costituito l’Esecutivo. Una miriade di punti di cui tanto si è parlato in questi giorni ed altri che hanno fatto capolino a sorpresa. Il lavoro al tavolo tra Lega e M5s è sulla via del completamento quindi ed il quotidiano e la bozza di contratto, intitolata “Per il Governo del cambiamento” già circola sul web.

Come largamente ipotizzato, il capitolo Pensioni ha trovato spazio nel documento, precisamente al punto 16. “Pensioni. Stop a Legge Fornero”, così l’intestazione del punto con il quale i due schieramenti metteranno mano alla previdenza italiana.

Gli squilibri dell’intero sistema

Agevolare l’uscita dal lavoro e l’ingresso nel mondo delle pensioni a soggetti oggi esclusi per via degli squilibri creati dall’ultima riforma di cui si ha memoria, quella tanto discussa targata Elsa Fornero. Una operazione dal costo complessivo di 5 miliardi di euro, questa la cifra di spesa che i provvedimenti previdenziali del nuovo Governo prevedono in materia.

Nel documento si legge l’intenzione di costituire la famosa quota 100. Nessun accenno tecnico o specifico sulle ipotesi circolate in questi giorni, con l’età pensionabile minima di 64 anni per poter accedere a questa novità. Secondo il contratto, si concederà immediatamente la possibilità di lasciare il lavoro a coloro che sommando età anagrafica e contributi previdenziali, centrano la quota 100. Pensione con 60 anni di età e 40 di contributi, 61 e 39 e così via per una misura che stando a quanto si può intuire nella bozza di contratto, risponderebbe all’esigenza di flessibilità del sistema pensionistico, una qualità che indiscutibilmente manca al sistema dall’avvento della riforma Fornero.

Quota 41 e opzione donna

Quota 100 sarà la prima misura varata in materia previdenziale, ma non sarà l’unica. Quota 41 per tutti, come recita un famoso slogan di diversi gruppi di lavoratori, social e non, sarà un altro dei provvedimenti previdenziali che nasceranno con il nuovo Esecutivo. Una misura che consentirebbe di accedere alle pensioni per quanti raggiungono 41 anni di contributi previdenziali senza considerare a che età tale soglia venga centrata.

La pensione di anzianità, o anticipata come si chiama oggi, tornerebbe più o meno alla soglia di uscita precedente il Governo Monti (basavano 40 anni). Anche in questo caso, la bozza non lascia intendere tecnicismi e particolarità sulla misura, perciò non c’è traccia di limiti all’utilizzo dei contributi figurativi per centrare la soglia o a collegamenti della misura all’aspettativa di vita. Un passaggio importante sarà anche quello di opzione donna, misura che consente la pensione con 35 anni di contributi e 58 anni di età alle donne che però devono optare per lo svantaggioso calcolo della pensione con il sistema contributivo.

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La misura si dovrebbe prorogare e le risorse per far fronte all’0operazione sarebbero quelle risparmiate con la sperimentazione della misura stessa.

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