Cantiere aperto sulla riforma delle Pensioni per il 2019: i ministeri del Lavoro e dell'Economia e di Palazzo Chigi starebbero aprendo all'ipotesi di puntare sulla quota 42 per i lavoratori precoci, alle uscite con quota 100 rese più flessibili e alla reintroduzione del bonus per chi dovesse rimanere a lavorare pur avendo maturato i requisiti per la pensione. A darne notizia è Il Sole 24 Ore di oggi che anticipa le attività autunnali alle quali sarà chiamato il Governo Conte in vista dell'approvazione della legge di Bilancio 2019. Secondo quanto scrive il quotidiano economico, il vicepremier Luigi Di Maio dovrebbe aggiornare i lavori della riforma delle pensioni [VIDEO] e del superamento della legge Fornero non appena avrà formalizzato la stretta sulle pensioni d'oro, ovvero il taglio per la parte non corrispondente a quanto effettivamente versato di contributi per gli attuali assegni a partire dai 4 mila euro.

Pensioni a quota 42 anziché a quota 41: uscita anticipata rimandata ma per tutti

Il taglio delle pensioni d'oro costituirà il banco di prova del Governo Conte per reperire le risorse necessarie a finanziare, almeno in parte, la riforma delle pensioni e per l'introduzione della quota 100 [VIDEO]. Tuttavia, questa formula di pensione anticipata potrebbe essere integrata con un premio ai lavoratori che dovessero decidere di rimanere in attività pur avendo maturato i requisiti della pensione anticipata. Secondo le anticipazioni de Il Sole 24 Ore si tratterebbe di un bonus da percepire per un massimo di tre anni dal momento della maturazione della quota 100 oppure della quota 42 dei lavoratori precoci. Secondo le indiscrezioni, proprio la quota 42 dei soli contributi rappresenterebbe la novità che il Governo potrebbe mettere sul tavolo della discussione della legge di Bilancio 2019, un aggravio di sette mesi rispetto alla quota 41 che, in ogni modo, dal prossimo anno verrà aggiornata di 5 mesi per l'aspettativa di vita.

Pensione anticipata a quota 100 e bonus del 30% sullo stipendio per chi rimane a lavorare

Pertanto, le due misure di pensione anticipata, la quota 100 e la quota 42, dovrebbero integrarsi al fine di risparmiare risorse necessarie al finanziamento della stessa riforma delle pensioni. Ma tra le due vie d'uscita, il Governo sarebbe pronto a premiare chi rimane di più sul lavoro con il ripristino del superbonus di Maroni, misura sperimentata a metà del decennio scorso con buoni risultati. L'eventuale provvedimento permetterebbe di vedersi accreditati gli oneri previdenziali direttamente nello stipendio, nel caso in cui si decida di rimanere a lavoro, con un guadagno di stipendio, esentasse, di oltre il 30 per cento (33 per cento per i lavoratori dipendenti). Quanto converrebbero le due misure di pensione anticipata [VIDEO] rispetto alle formule previste dalla vigente legislazione? La quota 42, rispetto alla quota 41, permetterebbe l'uscita sette mesi dopo ma sarebbe allargata a tutti i contribuenti, possibilità che, attualmente, non è riconosciuta.

Infatti, la misura dei precoci prevede una serie di paletti (molti dei quali uguali a quelli dell'Ape social) che, di fatto, non hanno permesso in questi ultimi due anni l'uscita anticipata a decine di migliaia di contribuenti da oltre quattro decenni.

Quota 100 a 64 anni o con flessibilità: pensioni banco di prova del Governo e del M5S-Lega

In secondo luogo, la quota 42 permetterebbe di risparmiare alcuni mesi di lavoro ai contribuenti rispetto alle pensioni anticipate previste dalla riforma Fornero. In particolare, gli uomini risparmierebbero un anno e tre mesi a partire dal 1° gennaio 2019, mentre le donne appena tre mesi (rispetto ai 42 anni e tre mesi richiesti dal prossimo anno). Ma si potrebbe sperare in un provvedimento più flessibile della quota 100, ovvero senza fissare l'età minima. In questo modo, le combinazioni età-anni di contributi potrebbero mandare in pensione un numero più elevato di lavoratori. Il tutto dipenderà da quanto sarà condivisa nella maggioranza di Governo l'ipotesi finora fatta dalla Lega di Matteo Salvini e dal suo relatore per le pensioni, Alberto Brambilla, che ha fissato a 64 anni il requisito anagrafico minimo per le pensioni a quota 100.