Il Governo prosegue dritto per la sua strada e le ultime dichiarazioni dei leader di Movimento 5 Stelle e Lega, cioè Di Maio e Salvini, confermano il trend. Quota 100 con ogni probabilità finirà in manovra finanziaria e già il prossimo 27 settembre con la nota di aggiornamento del DEF, si capirà come potrebbe nascere la misura. Il nodo risorse è sempre quello che tiene in attesa la nascita della misura con l’Esecutivo impegnato su due fronti: da un lato si lavora per trovare le adeguate coperture finanziarie ad un provvedimento che costerebbe, secondo le stime, non meno di 4 miliardi di euro;dall’altro si cercano soluzioni per abbassare il costo della misura, inserendo nella stessa una serie di paletti e limitazioni che mirano a ridurre la platea di aventi diritto alla quota 100 e, di conseguenza, a limitarne il costo per le finanze pubbliche.

Vediamo di cosa si tratta, come funzionerebbe la quota 100 e quali e quanti paletti potrebbero essere immessi nel provvedimento.

Poche risorse e priorità solo per qualcuno

La quota 100, secondo le indiscrezioni più autorevoli, non potrà non partire da una soglia minima di età. Il limite già trovato dovrebbe essere quello dei 64 anni di età. Per molti è un paradosso, perché si consentirebbe il pensionamento con 64 anni di età e 36 di contributi ad un lavoratore, mentre non verrebbe concesso a chi si trova con 42 anni di lavoro alle spalle e 58 o 59 anni di età.

La quota 100 per tutti, come presentata in campagna elettorale, non potrà essere predisposta per evidenti limiti di bilancio. Come riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore” nella sua edizione digitale, adesso spunta una soluzione ancora più restrittiva e basata sulle risorse che verranno stanziate per il provvedimento. In caso di insufficienti dotazioni, la misura potrebbe essere erogata solo fino ad esaurimento risorse, con una priorità data a lavoratori che provengono da aziende in crisi.

Inoltre, in base al settore di provenienza, cioè metalmeccanico piuttosto che agricolo o commercio, i requisiti di accesso potrebbero essere diversi. Si tratta della cosiddetta quota 100 modulabile di cui si parla oggi. Si corre il rischio quindi che la quota 100 sia appannaggio di una ristretta cerchia di lavoratori. Una soluzione ben distante da quel liberi tutti che continuavano a ribadire i leader dei partiti ora al Governo in campagna elettorale.

Limiti su limiti

Età minima a partire dai 64 anni e vantaggi per lavoratori uscenti da crisi aziendali, ma non solo, perché paletti e vincoli su quota 100 ce ne sono tanti. I contributi figurativi utili al raggiungimento della quota di uscita necessaria saranno calmierati: maternità e servizio militare dovrebbero essere sempre validi, mentre si dovranno fermare a due quelli relativi a malattie, casse integrazioni, mobilità e disoccupazioni indennizzate Inps. In pratica, un colpo duro ai sogni di pensione per lavoratori agricoli, lavoratori stagionali del settore alberghiero e turistico e per gli edili.

Tutti lavoratori questi che svolgono attività legate a condizioni climatiche e periodi di tempo limitati e che sovente fanno ricorso agli ammortizzatori sociali per completare il reddito annuale. Tra le altre idee per limitare l’uso di quota 100 resta al vaglio il superbonus in stile Maroni, cioè il surplus di stipendio da erogare a chi, nonostante abbia centrato i requisiti per quota 100, decida di restare al lavoro. A vincoli di requisiti si affianca anche una evidente penalizzazione in termini di entità dell’assegno pensionistico. Infatti a quota 100 verrebbe imposto il ricalcolo contributivo della pensione, a prescindere da quando sono stati versati i contributi.

Una penalità che costerebbe anche il 20% di pensione rispetto a quella effettivamente spettante. Un altro strumento che mira a persuadere i lavoratori a non richiedere la quota 100.

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