Le Pensioni stanno diventando sempre più argomento di discussione costante a più livelli, dalle stanze del Governo ai semplici discorsi da bar. Quanto stanno per mettere in pratica i partiti che oggi sono maggioranza di Governo, cioè Lega e Movimento 5 Stelle, è il primo passo della riforma previdenziale di cui da tempo si parla. Nella manovra di bilancio, che ha già superato lo step del Consiglio dei Ministri e adesso deve continuare il suo iter parlamentare, ci sono molte novità previdenziali, alcune assolutamente inedite ed altre già sperimentate negli anni passati.

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Tutte le nuove misure hanno l’obbiettivo di consentire agli Italiani di andare in pensione prima di quanto prevede oggi la legge Fornero. Nella manovra voluta da Palazzo Chigi ci sono quota 100, la conferma dell’Ape sociale e il riavvio di opzione donna. Vediamo adesso nel dettaglio come funzionerebbero queste novità pensionistiche che dovrebbero entrare in vigore l’anno venturo.

Quota 100 subito, ma con limiti

La prima rilevante modifica della legge Fornero partirà da quota 100, la misura promessa fin dai tempi della campagna elettorale da Salvini e Di Maio.

Non sarà una quota 100 per tutti, perché la misura nasce con due vincoli precisi, uno anagrafico ed uno contributivo. Quota 100 precisa sarà appannaggio solo di chi ha 62 anni di età e 38 di contribuzione versata, che poi rappresentano le due soglie minime richieste alla voce età e contribuzione versata. Soggetti con età inferiore a 62 anni saranno esclusi dalla misura, mentre quelli con età superiore, dovranno comunque aver completato i 38 anni di lavoro con copertura previdenziale. Si apriranno le porte alla quota 100 anche per chi ha tra i 63 ed i 66 anni, ai quali però sarà necessario raggiungere una quota più elevata, da 101 a 104.

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Stando alle dichiarazioni degli esponenti del Governo, la quota 100 assoluta, per motivi di cassa e di coperture finanziarie, non è stato possibile vararla subito, ma resta, insieme a quota 41 e nuova pensione di anzianità, tra le priorità del 2019. Quota 100 pertanto sarà misura sperimentale, cioè andrà corretta l’anno prossimo, magari avvicinandola all'obiettivo originario di rendere la misura fruibile da chiunque, sommando età e contributi, arrivi a 100, partendo dai 60+40. La misura comunque è opzionale, cioè sarà il singolo lavoratore a scegliere se utilizzarla per andare in pensione o se, in caso di sconvenienza, restare al lavoro ed attendere le normali soglie di uscita oggi vigenti che, in quel caso, resterebbero la pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 di lavoro o la anticipata con 43 anni e 3 mesi di lavoro per i maschi e 42 anni e 3 mesi di contribuzione per le donne.

Donne, ok al regime sperimentale, ma non a 57 anni

Le donne e le pensioni sono un argomento complesso. Il sacrifico del lavoro e della carriera per curare la propria casa è il problema maggiore per le lavoratrici alle quali l’attuale esecutivo sta per destinare il riavvio di opzione donna. Si tratta del regime sperimentale per le lavoratrici varato con la legge Maroni, che consentiva la pensione anticipata con 35 anni di contributi e 57 anni di età centrati entro la fine dell’anno 2015. La nuova versione di opzione donna invece dovrebbe prevedere un limite di età più alto, cioè a 58 anni con il limite di contribuzione che resterà a 35 anni.

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Anche per la versione giallo-verde di opzione donna le lavoratrici, a fronte dell’anticipo nell’uscita dal lavoro, devono accettare il ricalcolo contributivo della propria pensione, che significa rimetterci il 25/30% dell’assegno previdenziale. Altra novità, che a sorpresa ha fatto capolino nella bozza di manovra licenziata dal Consiglio dei Ministri, è la proroga a tutto il 2019 dell’Ape sociale, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2018. La pensione destinata a soggetti disagiati come invalidi, caregivers, disoccupati e lavoratori in attività gravose, e permette di anticipare l'uscita dal lavoro a 63 anni con 30 o 36 anni di contribuzione.