Sicuramente non è la quota 100 che molti attendevano e che il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva promesso durante la campagna elettorale. Quota 100 per tutti oppure il “liberi tutti” che accompagnava l’idea di riforma previdenziale non solo della Lega, ma anche dei colleghi di governo del Movimento 5 Stelle, per questa manovra finanziaria non è stato possibile metterli in pratica. Troppo costoso lanciare una quota 100 perfetta, che avrebbe consentito a tutti coloro che raggiungevano 100 sommando età anagrafica e storia contributiva.

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L’esecutivo ha già messo a punto la misura con due vincoli precisi, l’età fissata a 62 anni ed i contributi previdenziali a 38. Due paletti che limitano di molto la platea dei destinatari della misura, rendendola impossibile da centrare per chi non ha carriere lavorative lunghe o per chi è ancora sotto i 62 anni di età. In attesa che i prossimi anni di governo giallo-verde portino novità e correttivi a questa quota 100 e che magari introducano anche l’altra misura promessa, cioè quota 41, la novità previdenziale agevolerà l’uscita di molti lavoratori fin dalla prima finestra prevista a febbraio.

Carriere lunghe e continue

Finestra di febbraio abbiamo detto, perché nella bozza della manovra licenziata positivamente dal Consiglio dei Ministri, oltre ai vincoli anagrafico-contributivi inseriti su quota 100, l’esecutivo ha previsto il meccanismo delle finestre. Un ritorno al passato, quando le misure previdenziali decorrevano, come data di primo rateo, non dal 1° giorno del mese successivo al raggiungimento dei requisiti previsti, ma dalla prima finestra utile, di norma dopo 12 o 18 mesi. Su quota 100 le finestre previste dovrebbero essere a carattere trimestrale, con la prima in apertura il prossimo mese di febbraio.

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La misura però sta facendo parecchio discutere, con un vincolo contributivo piuttosto elevato, cioè i 38 anni di cui parlavamo prima. Un paletto che taglierebbe fuori soggetti che non sono riusciti a collezionare carriere lavorative lunghe e durature, vuoi perché, nel caso delle donne, spesso si sacrificano carriere e lavoro per la cura della famiglia, ma anche perché negli ultimi anni, i lavori saltuari, discontinui, intermittenti e precari sono molto diffusi. Ecco perché la quota 100 sembra un provvedimento tagliato su misura dei lavoratori con carriere piuttosto continue, come gli statali o i lavoratori del Nord Italia, dove ci sono i lavoratori che hanno goduto negli anni di una certa continuità al lavoro.

Qualcosa di buono anche per alcuni precoci

Tra i più delusi dalla manovra e da cosa ha riservato al capitolo previdenziale ci sono sicuramente i precoci, lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovani e che attendevano un netto taglio al requisito contributivo che la Fornero ha imposto alle Pensioni anticipate, quelle che una volta erano le pensioni di anzianità. Infatti, nel 2019, per lo scatto di 5 mesi relativo al meccanismo dell’aspettativa di vita, le pensioni di anzianità si centreranno con 43 anni e 3 mesi di lavoro per i maschi e 42 anni e 3 mesi per le donne.

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Una soglia molto elevata che allontana la pensione anche a questi lavoratori nonostante abbiano carriere di lavoro iniziate precocemente. La quota 41 non è stata inserita nella bozza della manovra di Bilancio del CDM per evidenti problemi di cassa. La pensione di anzianità con 41 anni di contributi, che gruppi ed associazioni di lavoratori precoci chiedono da tempo, potrebbe tornare in discussione l’anno venturo, per un avvio nel 2020, ma per l’anno prossimo, le soglie per la pensione distaccata da vincoli di età resteranno quelli della Fornero. Una panacea per molti precoci potrebbe però essere la quota 100. Infatti, per quanto dicevamo nel capitolo precedente, chi ha carriere lunghe e durature, magari con un avvio giovane, rappresenta l’identikit preciso del lavoratore a cui sembra calzare a pennello la quota 100. Un lavoratore che ha iniziato a lavorare a 20 anni ed è ancora in continuità di lavoro, nel 2019 potrebbe avere 62 anni di età e 42 di contributi, cioè potrebbe rientrare nello scivolo anticipato offerto da quota 100, senza dover attendere ancora un anno e 3 mesi per rientrare nella pensione anticipata in regime Fornero.