Che quota 100 sia un intervento che non riguarda i lavoratori precoci è cosa chiara. Di fatti la misura prevede il tetto minimo di età da raggiungere che è pari a 62 anni. Un tetto che taglia fuori dall’anticipo pensionistico i soggetti più giovani, nonostante abbiano contributi versati in misura superiore ai 38 anni che sono l’altro paletto minimo per centrare la quota 100. Allo stesso tempo, appare chiaro come Quota 100 sia solo il primo provvedimento atto a superare la riforma Fornero, con altre misure di cui tanto si è parlato, come la quota 41, su cui si lavorerà l’anno venturo.

Non è un segreto che i due partiti che oggi sono maggioranza di governo, puntino alla quota 41 come nuova pensione di anzianità, da affiancare ad una quota 100 diversa da quella in procinto di partire nella prossima manovra finanziaria, cioè aperta a tutti coloro che sommando età e contributi raggiungono la soglia di 100. Il leader politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha avuto un incontro con i cosiddetti Quota 100, aprendo alle loro istanze e delegando ai tecnici del governo, la lavorazione di alcune soluzioni alle loro problematiche.

I precoci

I quota 100 dicevamo, cioè i lavoratori precoci, quelli che risultano essere tra i più vessati dalla riforma Fornero che ha cancellato le Pensioni di anzianità per sostituirle con quelle anticipate, passando da 40 anni di contributi richiesti ai 43 anni e 3 mesi necessari l’anno venturo.

Le pensioni di anzianità, o anticipate come si chiamano dalla riforma Fornero, sono le pensioni che vengono erogate senza alcun limite anagrafico. Bisogna solo raggiungere il requisito contributivo richiesto che dal 2019, per via dell’aspettativa di vita, salirà dai 42 anni e 10 mesi previsti fino a fine 2018, ai 43 anni e 3 mesi del 2019.

Va ricordato che di fronte alla pensione anticipata, le donne godono di un anno di sconto in termini di contributi previdenziali da completare e questo varrà anche nel 2019. I lavoratori precoci sono coloro che hanno iniziato la carriera molto presto, prima dei 18 anni e per via dei continui inasprimenti dei requisiti, sono costretti a rimanere a lavoro più a lungo dei loro colleghi che sono riusciti a lasciare la professione prima dell’avvento della legge Fornero.

Blocco dell'aspettativa di vita

Nell’incontro con Di Maio i lavoratori hanno sottolineato l’evidente penalizzazione a cui sono andati incontro con la riforma del governo Monti, penalizzazione a cui nemmeno quota 100 porterà soluzione. Come riportato in una nota ufficiale del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ripresa anche dall'ANSA, Luigi Di Maio, sta valutando possibili correttivi anche per queste categorie. Il ministro ha in particolare dato mandato ai tecnici di voler provvedere già nella legge di Bilancio che a breve sarà emanata, a stoppare il meccanismo dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate di questi soggetti che pur avendo 41 anni di contributi versati, risultano troppo giovani per la stragrande maggioranza delle prestazioni previdenziali in vigore, compresa la futura quota 100.

L’anno prossimo poi, potrebbe iniziare la lavorazione sulla quota 41, la nuova pensione di anzianità che se mai dovesse diventare realtà, permetterebbe di lasciare il lavoro a qualsiasi età raggiungendo i 41 anni di lavoro coperto da contributi.