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Nelle ultime settimane sulle Pensioni e più precisamente su quota 100 si è fatto un gran parlare di penalizzazioni di assegno per coloro che lasceranno il Lavoro nel 2019. La nuova misura che il governo sta per varare con un decreto a parte ma collegato alla legge di Bilancio non ha penalizzazioni insite nella normativa di applicazione della misura. È anche vero però che i lavoratori dovranno fare i conti con le inevitabili riduzioni di assegno provenienti da una uscita dal lavoro anticipata rispetto ai requisiti previdenziali normali, quelli della riforma Fornero.

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Meno contributi versati significa pensione per forza di cose più bassa. A questo va aggiunto che il coefficiente di trasformazione dei contributi in pensioni, sarà tanto più basso quanti sono gli anni di anticipo di pensione. Inoltre, questi coefficienti verranno adeguati nel 2019 ai nuovi dati sulla vita media degli italiani, e saranno meno favorevoli di quelli attualmente in vigore.

In pratica, prima si va in pensione, più a lungo in teoria si percepisce il proprio assegno mensile di pensione e meno si prenderà di pensione.

Questo non riguarda solo la quota 100, cioè la novità previdenziale del 2018, ma come riportano tutti i media, tra i quali il rinomato “il Sole 24 Ore”, il meccanismo dei coefficienti produrrà l’effetto di far prendere pensioni più basse a coloro che lasceranno il lavoro l’anno venturo, rispetto a chi riuscirà ad andare in pensione quest’anno. In un inserto settimanale del quotidiano torinese “La Stampa”, si affronta proprio questo argomento. Quando conviene andare in pensione? Secondo l’articolo del settimanale della Stampa, “Tutto Soldi”, per molti conviene lasciare il lavoro entro la fine dell’anno e chi riesce a centrare i requisiti di accesso, senza attendere quota 100 o altre ipotetiche novità, deve farlo presto, perché le scadenze sono vicine.

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Come funzionano i coefficienti

Come dicevamo, i coefficienti di trasformazione sono quegli strumenti atti a trasformare il proprio montante dei contributi in pensioni. In pratica, si tratta di uno strumento che permette di adeguare i versamenti previdenziali di ciascun lavoratore, ai vari aumenti del costo della vita dal giorno in cui si è versato un determinato contributo previdenziale, al giorno in cui lo si utilizza per andare in pensione e per calcolare il proprio assegno di quiescenza. Un meccanismo, quello dei coefficienti che riguarda il metodo di calcolo della pensione, che è quello contributivo.

Nel calcolo con questi coefficienti infatti, rientrano solo i periodi di lavoro con contribuzione previdenziale rientrante nel sistema contributivo. Su questo aspetto occorre considerare che i contribuiti da trattare con i coefficienti sono quelli che vanno dal primo gennaio 1996 ad oggi per coloro che vantano una contribuzione inferiore ai 18 anni entro la fine del 1995. Per coloro che avevano 18 anni di versamenti pensionistici al 31 dicembre 1995, il sistema contributivo si applica solo per i contributi versati successivamente alla fine del 2011.

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Via subito perché conviene

Il calcolo della convenienza ad andare in pensione entro fine anno, per quanto detto sopra è differente da caso a caso, cioè da lavoratore a lavoratore in base alla sua storia lavorativa. Resta il fatto che il meccanismo dell’aspettativa di vita legato alle pensioni, oltre che incidere sui requisiti per andare in pensione, inciderà anche sugli importi delle pensioni stesse. Infatti, oltre che portare a 67 anni di età la pensione di vecchiaia, o a 43 anni e 3 mesi di contribuzione previdenziale quella anticipata, l’aumento della vita media degli italiani inciderà anche sui coefficienti di trasformazione. Per il biennio 2019-2020, questi coefficienti determineranno pensioni più basse rispetto a quelle erogate fino a fine 2018 con i coefficienti in vigore oggi.

Le pensioni decorrono dal 1° giorno del mese successivo a quelle in cui si centrano i requisiti. Solo la quota 100 con ogni probabilità, vista la bozza della novità previdenziale, avrà decorrenze diverse, perché si applicherà il sistema delle finestre mobili. Per tutte le altre misure previdenziali pertanto, occorre presentare domanda subito per non rientrare nel calcolo della pensione con i nuovi e più penalizzanti coefficienti. Nel settore privato, come suggerisce il quotidiano “La Stampa”, i lavoratori che possono lasciare il lavoro adesso, avendo centrato i requisiti per una delle tante misure pensionistiche vigenti, devono presentare istanza entro il 30 novembre. Infatti la pensione decorrerà dal primo dicembre solo per chi presenta domanda entro la fine del mese corrente. Nel settore pubblico, quello dei cosiddetti lavoratori statali, il termine ultimo per riuscire ad andare in pensione senza le previste penalizzazioni di assegno del 2019 è il 29 dicembre, perché per loro la decorrenza della pensione scatterà il 31 dicembre.