Assunzione di 12mila ausiliari [VIDEO]della Scuola e stop agli appalti delle pulizie. E’ questa una delle ultime novità annunciate dal Governo, e caldeggiata in particolare dal Movimento Cinque Stelle che, in sede di legge di Bilancio, ha visto approvato pochi giorni fa alla Camera un emendamento ad hoc, che stabilisce i nuovi inserimenti tramite concorso pubblico a partire dal 2020. La selezione sarà bandita dal ministero dell’Istruzione, e chiamerà chi ha già lavorato nelle scuole, come dipendente a tempo indeterminato presso le imprese che hanno gestito gli appalti per le pulizie.

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Mentre il primo firmatario dell’emendamento, Luigi Gallo, esprime soddisfazione per l’iter avviato, da parte delle imprese, emerge più di qualche perplessità.

Le imprese: questa proposta é solo demagogia

Non accade spesso che più associazioni datoriali intervengano a sostegno di una causa.

In occasione della delicata discussione del Bilancio, i vertici di Anip - Confidustria, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi (che raccolgono le maggiori imprese italiane nell’ambito del cleaning), hanno sottoscritto una nota congiunta dalla quale emergono forti critiche verso il progetto di internalizzazione che, ormai, pare dato certo nonostante manchi ancora qualche giorno alla chiusura della Finanziaria. Le associazioni stigmatizzano la proposta: "Dubitiamo che il concorso per assumere gli Ata [VIDEO]possa essere accettato. Pensiamo ci sarà maggiore spesa per le casse dello Stato". Dubbi anche sull'organizzazione del lavoro. Le imprese prefigurano una sovrapposizione delle funzioni del bidello con quelle del personale addetto alle pulizie. "Riteniamo - proseguono le sigle - che tutto questo non potrà migliorare i servizi agli studenti, alle famiglie che assicurano alle strutture pubbliche i loro figli".

L'internalizzazione costerà 450 milioni di euro l'anno: nessun risparmio

Proseguono le tre associazioni di imprese: "Abbiamo calcolato che l'assunzione diretta da parte delle scuole pubbliche causerebbe un incremento di costi pari a 450 milioni di euro annui per le casse pubbliche, e non il risparmio prospettato". Confcooperative, Legacoop e Confindustria chiedono maggiore ascolto da parte delle istituzioni, e di avviare un dialogo sulla base di dati certi prima di approvare un intervento di così grande portata economica e sociale.