Il decreto sulle Pensioni è stato validato anche dalla Ragioneria di Stato e quota 100 non ha subito ritocchi, blocchi e limitazioni. La misura pertanto partirà come previsto, con la prima finestra ad aprile e con la pensione che si potrà centrare con una età minima di 62 anni ed un montante dei contributi di 38 anni. Una misura sperimentale, valida per 3 anni e quindi fino al 2021 e creata secondo il principio della flessibilità, dato che si tratta di una misura a scelta libera del lavoratore. Nessun ritocco, ma la misura nasce con vincoli e paletti che renderanno meno vantaggiosa la scelta dei pensionati che decideranno di sfruttare quota 100.

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Come funziona la misura

Il doppio vincolo anagrafico contributivo è quello che produce la riduzione più ingente della platea dei potenziali aventi diritto alla pensione. Per molti analisti per esempio, i 38 anni di contributi rappresentano un fattore discriminante per donne e lavoratori che sfortunatamente hanno storie lavorative discontinue e frammentate. Andare in pensione con un discreto anticipo, cioè da uno a cinque anni è sicuramente un vantaggio, ma non dal punto di vista degli importi.

Su questo il governo c'entra poco, perché il fatto che con la quota 100 l’assegno previdenziale dei pensionati sarà più basso anche del 30% deriva non da penalizzazioni insite nella misura, ma dal minor numero di anni di contribuzione che i pensionati accumuleranno. Le combinazioni con cui è possibile lasciare il lavoro come quotisti sono, sempre con 38 anni di contributi, a 62, 63, 64, 65 e 66 anni. Evidente che chi riuscirà ad anticipare la pensione di 5 anni, cioè dai 62 ai 67 anni della pensione di vecchiaia, avrà una pensione più bassa di quella che avrebbe dovuto percepire restando al lavoro e versando 5 anni in più di contributi.

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A questo va aggiunto che il sistema previdenziale italiano prevede che il totale dei contributi versati (montante contributivo) venga passato per dei coefficienti prefissati per essere trasformato in pensione vera e propria. Questi coefficienti sono tanto più penalizzanti quanto prima si lascia il lavoro rispetto al limite dell’età pensionabile in vigore (67 anni dal 2019). Un meccanismo che vale per tutte le misure pensionistiche e quota 100 non farà eccezione.

Le finestre

Nella misura si prevedono decorrenze di uscita con le finestre.

In pratica, anziché percepire la pensione dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti, si dovrà attendere 3 mesi se trattasi di lavoratori del settore privato e di 6 mesi per i lavoratori statali. La prima finestra utile sarà ad aprile, ma solo per lavoratori del settore privato che hanno centrato il doppio requisito prima del 1° gennaio 2019. Per gli altri si avvierà il sistema che sposta il primo rateo di pensione di 3. Per i lavoratori statali la prima data utile di uscita sarà a luglio e poi finestre semestrali.

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Per loro obbligatorio dare un ulteriore preavviso di 6 mesi all’ente per cui lavorano. Preavviso e finestre più lunghe nel pubblico impiego che serviranno agli enti per poter avviare i percorsi di sostituzione dei vecchi lavoratori ormai pensionati, con quelli nuovi. Altro vincolo molto importante e delicato è quello del divieto di cumulo del reddito derivante dalla pensione con quota 100 con altri redditi da lavoro. Se un soggetto pensava di poter lasciare il proprio lavoro anticipatamente e poi continuare a lavorare altrove, ha sbagliato indirizzo. Divieto di cumulo significa che sarà vietato per i percettori della pensione con la quota 100, di arrotondare la pensione con redditi da lavoro, ad esclusione di quelli da lavoro autonomo occasionale e se essi non superano i 5.000 euro all’anno. La quota 100 viene collegata anche ai fondi di solidarietà bilaterali, che potrebbero consentire un anticipo ancora maggiore in termini di uscita dal lavoro.

Sulle falsariga dell’isopensione, per coloro che si trovano a 59 anni di età o a 35 di contributi, cioè a 3 anni dalla quota 100, previo accordo tra aziende e sindacati, si potrebbe anticipare il pensionamento subito. In questo caso le aziende versando al fondo di solidarietà potranno erogare un assegno straordinario di importo pari alla pensione che sarebbe dovuta essere erogata ai suoi dipendenti se avessero avuto già i requisiti per la quota 100. In questo modo, l’assegno straordinario sarebbe un assegno di accompagnamento alla pensione e libererebbe le aziende con avviati progetti di ricambio generazionale e innovazione.