Con il decreto del governo ormai emanato e presto in Gazzetta Ufficiale per la sua entrata in vigore, il sistema previdenziale nostrano viene dotato di due nuove misure per le Pensioni. Si tratta delle ormai celebri quota 100 e opzione donna, due strade che permettono l’uscita fin dai 59 ai 62 anni di età. Misure che dovrebbero interessare persone nate tra il 1959 ed il 1962. Infatti Opzione Donna consentirà a lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1960 (dicembre 1959 per le autonome) di andare in pensione anche a 59 anni di età.

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La quota 100 invece necessita di almeno 62 anni come soglia anagrafica ma consente l’uscita anche un anno prima di aver raggiunto i 67 anni che servono per la normale pensione di vecchiaia. Misure sicuramente interessanti ma che hanno generato polemiche per l’alto numero di contributi da racimolare che restano fissati alle soglie minime di 35 o 38 anni rispettivamente per opzione donna e quota 100.

Periodi di lavoro molto lunghi che rischiano di tagliare fuori da queste uscite anticipate soggetti che hanno avuto carriere lavorative frammentate e discontinue come gli edili, gli stagionali e gli agricoli e molte donne che spesso sacrificano carriere e lavoro per la cura di casa e famiglia.

La legge italiana, soprattutto alla luce delle novità prodotte dal governo, consente di aumentare il proprio montante contributivo e alcune delle vie offerte sono gratuite ma poco conosciute. Cumulo, riscatto, servizio militare e pace contributiva sono le armi offerte dalla normativa in vigore per coloro che adesso sono alla ricerca dei contributi utili all’accesso a queste misure di pensione anticipata.

Misura cucite solo per determinati lavoratori

Fin dalle prime discussioni su quota 100 intorno alla nuova misura sono stati accostati problemi di discriminazione tra lavoratori o territoriale.

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La quota 100 si può centrare con 62 anni di età e 38 di contributi come requisiti minimi da aver completato. Il problema più grosso è quello dei 38 anni di versamenti previdenziali richiesti, periodi che molti lavoratori stentano a centrare. Lavoratori maschi, statali e soggetti che lavorano nelle aree industrializzate del Nord della penisola sono l’identikit del potenziale destinatario di questa uscita anticipata proprio perché con maggiore facilità hanno avuto la “fortuna” di occupazione stabile e continua.

Anche il richiamo ai fondi di solidarietà che l’articolo 22 del decreto conferma, sarebbe misura che favorisce aziende piuttosto grosse che vogliono adottare il ricambio generazionale e l’innovazione. Anche in questo caso, per l’assegno di pre-pensionamento che tramite i fondi di solidarietà bilaterali potrebbero consentire l’uscita anche 3 anni prima dei 62 previsti da quota 100 sembra appannaggio delle grandi aziende del Nord Italia e dei loro dipendenti. Secondo il “Sole 24 Ore”, sia quota 100 che opzione donna chiedono ai potenziali beneficiari di vedere come aumentare la propria dotazione dei contributi, andando a trovare anche i contributi per così dire perduti della propria storia lavorativa.

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Il servizio militare per esempio, può essere utilizzato come periodo di contribuzione utile alla pensione anche in quota 100. L’operazione è totalmente gratuita, basta segnalare tramite foglio matricolare all’Inps, il periodo relativo alla leva obbligatoria svolta.

Le altre strade per recuperare periodi di contribuzione

Il periodo dedicato allo studio, più precisamente al percorso di laurea secondo il Sole 24 Ore è quello che dà maggiori possibilità di aumentare cospicuamente il proprio montante contributivo. l lavoratori che durante il corso di laurea non lavoravano, possono chiedere l’accredito fino a 6 anni del periodo dedicato al percorso di studio. In questi periodi riscattabili rientrano anche i dottorati di ricerca e le scuole di specializzazione, ma non i tanto diffusi master, anche se universitari. In questo caso l’onere è a carico del richiedente la pensione che deve pagare il riscatto con cifre che variano a seconda che gli anni di studio siano ricaduti in un periodo in cui vigeva il metodo retributivo o contributivo per le pensioni.

Per coloro che hanno avuto problemi con il versamento dei contributi previdenziali come lavoratori autonomi, il decreto fiscale del governo consente di sanare i debiti con il saldo e stralcio, versando cioè solo una parte del debito totale ma vedendosi accreditare tutti i contributi eventualmente evasi. Un autonomo con 35 anni di contributi versati, ma con 3 anni di versamenti evasi, aderendo alla sanatoria, potrebbe arrivare alla fatidica quota dei 38 anni per quota 100. Solo all’interno delle gestioni che fanno capo all’Inps, anche oggi è possibile sfruttare il cumulo gratuito per raggruppare tutti i contributi versati in più gestioni, senza ulteriori costi per il richiedente. Va ricordato inoltre che per gli invalidi che hanno una disabilità accertata dalle Asl competenti di almeno il 74%, la legge concede il beneficio di 2 mesi di maggiorazione per ogni anno di lavoro svolto durante la permanenza della condizione invalidante. Con questa soluzione si possono sfruttare fino a 5 anni come surplus di contribuzione figurativa per il diritto alla pensione. Per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, fino al 2021 è possibile sfruttare la pace contributiva, altra novità dell’attuale esecutivo. Una possibilità gratuita che però riguarda solo i periodi non coperti da obbligo di contribuzione e che non può essere sfruttata per la quota 100.