Il Governo Conte sta attualmente lavorando sui decreti attuativi che dovrebbero dare efficacia ai due provvedimenti in materia previdenziale contenuti nella nuova Legge di Stabilità 2019. Si tratta del cosiddetto reddito di cittadinanza e della Quota 100 che, come ormai tanti sanno partiranno ad aprile. Tuttavia, la Ragioneria generale dello Stato sta ancora esaminando il decreto che sarà approvato dal Consiglio dei Ministri entro la prossima settimana.

Stando a quanto riportato dal quotidiano economico "Il Sole 24 Ore", il famigerato meccanismo delle quote potrà essere utilizzato da tutti coloro che hanno raggiunto almeno 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi, anticipando così l'uscita di cinque anni rispetto ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia finora fissati a 67 anni di età anagrafica.

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Le donne sono le penalizzate dalla Quota 100

A rimanere penalizzate maggiormente dalla misura previdenziale sono le lavoratrici che molto spesso hanno carriere contributive frammentate. La maggior parte delle donne, infatti, hanno un'anzianità contributiva media di 25 anni; cosa che renderebbe difficile il raggiungimento del requisito contributivo richiesto per l'accesso alla Quota 100.

Intanto, la Ragioneria generale dello Stato sta analizzando attualmente il maxi decreto che venerdì prossimo dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri al fine di dare efficacia ai due pilastri fondamentali della nuova manovra finanziaria.

Sono circa 315 mila i potenziali beneficiari della Quota 100 e si rischierebbe un maggior esborso di cassa nel caso in cui il numero dei potenziali quotisti fosse destinato ad aumentare.

Il Governo conferma la proroga dell'Opzione Donna

Tuttavia, per le lavoratrici, il Governo giallo-verde sembra aver confermato la proroga del regime sperimentale donna, misura già scaduta lo scorso 31 dicembre 2018. La cosiddetta Opzione Donna consentirà a migliaia di lavoratrici di anticipare l'uscita dal mondo lavorativo dopo il raggiungimento di almeno 57 anni di età anagrafica accompagnati dai 35 anni di versamenti contributivi a condizione di accettare il ricalcolo dell'assegno previdenziale secondo il metodo contributivo. Cosa che potrebbe comportare una penalizzazione pari al 40 %. Tutte coloro che non rientreranno nella Quota 100, invece, potranno richiedere la pensione anticipata secondo le regole dettate dalla precedente Riforma Fornero (41 anni e 10 mesi di contribuzione).

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