Il nuovo anno si apre con la calcolatrice alla mano per i lavoratori che desiderano tentare l'uscita dal lavoro rispetto ai criteri di quiescenza previsti con la riforma Fornero. Diciamo innanzitutto che capire quale sia la strada migliore non è qualcosa di scontato, motivo per il quale non appena sarà approvato il prossimo decreto legge governativo sul pacchetto di riforma delle Pensioni è praticamente scontato l'affollamento presso gli uffici dell'Inps ed i centri di consulenza dei patronati.

D'altra parte, tra Quota 100, APE sociale e volontaria, Opzione Donna e Rita sono molte le opzioni di prepensionamento che si affiancano alla pensione d'anzianità ed a quella di vecchiaia, senza contare la quota 41 per chi ha i requisiti di legge (almeno un anno di lavoro prima del 19mo anno di età rientrando tra i profili messi sotto tutela dal legislatore).

Pensioni anticipate: confermate APE sociale, volontaria e Rita per tutto il 2019

Come anticipato, cercare di fare ordine tra le numerose opzioni di uscita non è semplice.

Per riuscirci, la cosa più semplice è forse partire dai criteri di quiescenza. Se si rientra tra i profili di tutela previsti dalla legge, si può beneficiare ad esempio della proroga dell'APE sociale, che prevede l'uscita dal lavoro senza penalizzazioni dai 63 anni di età e dai 30-36 anni di versamenti (a seconda dei criteri). Con l'APE volontaria (in scadenza alla fine del 2019) resta fermo il vincolo anagrafico, ma gli anni di lavoro scendono a 20.

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Si dovrà però accettare una decurtazione ventennale dell'assegno dovuta al rimborso di un prestito ponte, ma a differenza della quota 100 non vi sarà alcun vincolo ostativo riguardante l'eventuale prosecuzione dell'attività lavorativa o di altri redditi da lavoro autonomo. Con la Rita è invece possibile ottenere un anticipo fino a 10 anni rispetto alla pensione di vecchiaia andando in quiescenza a 57 anni di età, ma si dovrà fare ricorso al proprio montante previdenziale privato (pur beneficiando della massima agevolazione nell'aliquota di legge).

Il confronto con la Quota 100, la proroga di opzione donna e l'uscita di anzianità

Le opzioni precedenti andranno confrontate con la nuova quota 100, che prevede un'uscita dai 62 anni di età e dai 38 anni di contribuzione con il vincolo di cessare l'attività lavorativa e di non produrre redditi occasionali superiori alle 5mila euro fino alla maturazione dei 67 anni. Per chi potrà accedere ai fondi di solidarietà c'è un ulteriore scivolo triennale che porta i criteri a 59 anni di età ed a 35 anni di contribuzione.

La proroga di opzione donna dovrebbe invece consentire l'uscita dal lavoro dai 58 anni (59 anni per le autonome) e 35 anni di versamenti, a patto di accettare un ricalcolo contributivo dell'assegno (molto penalizzante soprattutto per chi esce dal lavoro con il massimo anticipo). Al fianco di queste misure bisognerà poi considerare anche la pensione anticipata della legge Fornero (42 anni e 10 mesi, un anno in meno per le donne), oppure la già citata Quota 41 prevista per i precoci che vivono situazioni di disagio.

Mentre la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni di età e con almeno 20 anni di contribuzione. Lo scenario appena delineato lascia trapelare il fatto che un'attenta analisi del percorso individuale di ogni lavoratore e della migliore opzione da scegliere non vada improvvisata, motivo per il quale si consiglia di rivolgersi ad un patronato per poter capire quale sia la migliore opzione a cui dare seguito.

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