Quota 100 ormai è cosa fatta perché il decreto attuativo del Governo è stato approvato. Nessuna penalizzazione è insita nella misura perché la pensione in regime di quota 100 verrà calcolata senza obbligo di utilizzo del metodo contributivo e senza tagli in relazione agli anni di anticipo spuntati. Ciò non vuol dire che andare in pensione con il nuovo canale di uscita sia senza perdite da parte dei pensionati.

Iniziano infatti ad arrivare le prime analisi circa la convenienza nello sfruttare l’anticipo pensionistico con la misura che, occorre sottolineare, risulta opzionale e non obbligatoria. Nella Scuola, per esempio, il Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola (SNALS) ha pubblicato una tabella che mette a confronto gli importi per le Pensioni con quota 100 con quelli collegati alla Legge Fornero. Un'analisi approfondita e differenziata in base al ruolo svolto da parte dei lavoratori, dal bidello al docente.

Meno contributi meno pensione

Una cosa deve essere chiara per quanti volessero andare a valutare la convenienza o meno di quota 100, cioè ogni anticipo di pensione prevede un prezzo da pagare in termini di assegno pensionistico. Una regola che non è relativa solo a quota 100 ma vale per tutte le misure di pensione. Ogni anno di anticipo con cui si riesce a centrare le pensioni significa un anno in meno di contributi versati.

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Pensioni Scuola

In linea generale ogni anno di contribuzione in più può arrivare ad incidere fino al 5% in quanto a importo del proprio assegno pensionistico. Le regole normali di calcolo, valide per tutti i settori di lavoro, prevedono i coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione e questi coefficienti diventano sempre più penalizzanti in base all’entità dell’anticipo.

Uscita anticipata fino a 5 anni prima

La tabella del sindacato prende come esempio un soggetto nato ad agosto del 1957 che nel corso del 2019 potrebbe sfruttare quota 100 con il massimo anticipo offerto, cioè a 62 anni con 38 di contributi.

La quota 100 infatti prevede il raggiungimento di una età ed una contribuzione minima, per l’appunto 62+38. Fino a 5 anni prima rispetto alla pensione di vecchiaia la cui età pensionabile è salita a 67 anni dallo scorso 1° gennaio e fino a circa 5 anni prima della pensione anticipata che nel 2019 si centra ancora con 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Dalla tabella si evince che questo sessantaduenne, se fosse bidello con stipendio di 1.160 euro al mese, uscendo subito con quota 100 percepirebbe una pensione di 1.114 euro al mese.

Se invece attendesse, continuando a lavorare, l’uscita prevista dalla pensione di vecchiaia o anticipata in regime Fornero, percepirebbe 1.321 euro al mese, ma solo ad agosto 2024 e con 43 anni di contributi versati. Un taglio che è evidente anche per quanto concerne il Trattamento di Fine Servizio, il TFS, cioè la liquidazione dei lavoratori statali. Lo stesso bidello infatti, uscendo con quota 100 percepirebbe poco meno di 49mila euro di TFS mentre con le regole Fornero andrebbe a percepire oltre 55mila euro di TFS netto.

Per gli amministrativi da 1.432 euro al mese di stipendio, pensione con quota 100 a 62 anni da 1.262 euro al mese invece che 1.503 euro mensili con vecchiaia o anticipata. TFS che scende in questo caso da 65.300 circa a 56.150 euro. Non meno penalizzante sarebbe la perdita per maestri, professori e docenti in genere. Per un maestro della scuola elementare o della materna che oggi percepisce 1.900 euro di stipendio, la pensione nel 2024 con le regole Fornero sarebbe di 1.800 euro al mese mentre con quota 100 ad agosto 2019 percepirebbe 300 euro esatti in meno.

Un professore delle medie con stipendio mensile di 2.050 euro al mese passerebbe da una pensione normale da 1.883 euro ad una anticipata ma da 1.611 euro. Per i docenti delle scuole superiori che arrivano a percepire 2.180 euro di stipendio, la pensione scende da 2.018 a 1.686 euro la mese. Come per i bidelli, per tutti i lavoratori del comparto il TFS cala dagli 8.000 euro in meno per i maestri delle elementari (da 77mila a 69mila euro circa) ai 12.000 per un professore delle superiori (da poco più di 89mila euro a poco meno di 77mila).

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