Ad una settimana dalla partenza della quota 100 e con l'inizio delle discussioni parlamentari sulla conversione del decretone in legge arrivano nuovi dati riguardanti i possibili effetti del pensionamento anticipato rispetto al valore del futuro assegno. L'elaborazione è stata condotta dalla società Progetica per conto dell'inserto "L'economia", ovvero l'allegato in uscita ogni lunedì con il Corriere della Sera. Di particolare interesse per i potenziali richiedenti sono le conclusioni a cui arriva la ricerca, che evidenziano una riduzione dell'assegno fino al 35% nel caso in cui si scelga l'anticipo massimo (che corrisponde a 5 anni rispetto ai criteri ordinari per l'accesso alla pensione di vecchiaia).

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Il quadro della situazione ed i potenziali beneficiari della quota 100

Prendendo come riferimento i 62 anni di età e 38 anni di contribuzione previsti dalla nuova normativa, lo studio evidenzia che a poter beneficiare della sperimentazione triennale (2019 - 2021) sono le generazioni nate tra il 1952 ed il 1959 che hanno iniziato a lavorare tra i 20 ed i 29 anni di età. Chiaramente maggiore sarà l'anticipo e minori risulteranno i versamenti: questa premessa giustifica la forbice piuttosto ampia tra la perdita potenziale rispetto all'assegno di vecchiaia, che va dal 10% fino al già citato 35% (le stime prendono come riferimento l'assegno netto maturato dal lavoratore).

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In questo senso, Progetica evidenzia che con la quota 100 l'assegno sarà sicuramente più basso dell'ultimo stipendio percepito, pertanto risulterà indispensabile fare tutti i conti del caso prima di dare seguito all'opzione di quiescenza (visto che la scelta risulta irreversibile).

La differenza con la pensione anticipata della legge Fornero

Infine, la ricerca effettua un paragone con i criteri ordinari di pensionamento. Il lavoratore che si troverà a valutare quota 100 dovrà infatti fare i conti prima di tutto rispetto alla pensione di vecchiaia, che matura a 67 anni di età e con 20 anni di contribuzione.

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Una seconda ipotesi è quella dell'uscita anticipata secondo la legge Fornero, che matura a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne Quest'ultima ipotesi non presenta limiti al cumulo di eventuali redditi da lavoro dipendente o autonomo, come invece avviene per la quota 100. Da notare però che entrambe le misure risultano penalizzanti nell'accesso per il genere femminile, visto che il requisito di anzianità risulta molto elevato.

Per ottenere un'accesso maggiormente flessibile si può ipotizzare il ricorso alla proroga dell'opzione donna, che comunque richiede almeno 35 anni di versamenti, obbligando però la futura pensionata ad una penalizzazione molto accentuata sul valore del futuro assegno per via dell'applicazione del ricalcolo interamente contributivo.

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