In Sardegna stanno raccogliendo le firme per dare corpo ad una nuova proposta legislativa che è stata ribattezzata reddito di maternità. Questo aiuto economico di 1.000 euro al mese verrebbe erogato per fare la mamma a tempo pieno. La proposta è stata presentata dal coordinatore nazionale del Popolo della famiglia, Mirko De Carli. Il reddito di maternità diverrebbe vitalizio dopo la nascita del quarto figlio o in caso di figli disabili.

Reddito di maternità raccolte quasi 50.000 firme

Mirko De Carli con il presidente di Fortza Paris, al generale Gianfranco Scalas e al capogruppo dei Riformatori, Michele Cossa, vorrebbe presentare a Cagliari la proposta di legge che consiste nell'erogare un reddito mensile di 1.000 euro a chi sceglie di diventare mamma a tempo pieno. Fino ad oggi sono state raccolte quasi 50.000 firme. Prima della fine del mese di aprile queste potrebbero essere depositate in Parlamento.

La volontà di fare divenire legge questa proposta potrebbe prendere corpo già prima della fine di aprile. De Carli vorrebbe che la Sardegna fosse la prima regione italiana dalla quale potrebbe partire una nuova spinta all'incremento delle nascite italiane. A livello nazionale il saldo naturale (ovvero differenza tra numero di nascite e il numero di morti) ha un valore assolutamente negativo.

Reddito di maternità: come funziona

Il reddito di maternità presenterebbe l'erogazione di una mensilità che potrebbe essere paragonata ad un vero e proprio stipendio.

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Avrebbe un importo di 1.000 euro al mese. Questa cifra verrebbe erogata a tutte le donne che decidono di dedicare la propria vita a fare la mamma a tempo pieno. Esse non intraprenderebbero una carriera al di fuori delle mura domestiche. Il reddito verrebbe erogato per 8 anni e verrebbe erogato per ogni figlio nato. Se uno dei figli dovesse essere affetto da disabilità fisica o mentale il reddito diventerebbe vitalizio.

Il reddito diverrebbe vitalizio anche dal quarto figlio in poi. I costi per sostenere il reddito di maternità per le casse dello Stato ammonterebbero a circa 3 miliardi di euro, quindi dovrebbero essere ricavati dal fondo della Presidenza del Consiglio per le politiche familiari e le pari opportunità entro le annualità 2020, 2021 e 2022.

Il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, ha asserito che all'interno terno della nostra società le donne che si dedicano a fare la mamma a tempo pieno vengono quasi considerate dei cittadini di serie B.

Questa convinzione, probabilmente, si scontra con il concetto del femminismo e della parità dei generi a lungo ricercata. Egli, però, non è d'accordo con questa definizione, anzi. Secondo Mario Adinolfi le donne che decidono di fare le madri come unica occupazione sono cittadine di Serie A. Volontà del presidente nazionale del Popolo della Famiglia è quella di operare affinché adesso alle madri non lavoratrici venga riconosciuto l'impegno e il sacrificio perpetrato.

È noto che in Italia ci sia un forte calo delle nascite. Questa proposta potrebbe servire a far aumentare il tasso di natalità.

Sembrerebbe che questa proposta non sia piaciuta alle associazioni femministe. In disaccordo sarebbe anche chi pensa che per far ripartire l'economia italiana e dare un nuovo slancio all'occupazione sia invece importante puntare su sgravi fiscali per le aziende e opportunità occupazionali. In disaccordo anche la sindaca di Sestu, Paola Secci. La voce del sindaco di Sestu appartiene alla platea di chi si dice in disaccordo. Da molti questa proposta viene vista come lesiva dei diritti della donna sembra quasi, secondo alcuni, che le lunghe battaglie che nel corso del secolo scorso migliaia di donne hanno perpetrato, che continuano ad essere combattute anche in questo nuovo millennio per raggiungere la parità dei generi, non siano valse a nulla. La volontà di erogare il reddito di maternità, sembra per molti rappresentare il desiderio di confinare le donne tra le mura domestiche. Paola Secci asserisce che le donne possono essere mogli, madri e lavoratrici e che una società evoluta è quella che garantisce alle stesse questi diritti.

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