Arrivare ad una revisione del contratto entro la fine del 2020, è questo l'auspicio espresso dall'Unadis (Unione Nazionale dei Dirigenti dello Stato) affinché presto si possa venire a capo della trattativa sui nuovi compensi dei dirigenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di circa 300 funzionari, per i quali si vuole mettere la parola fine su un discorso iniziato circa dieci anni fa. Tra i quotidiani a trattare la notizia c'è stato Il Messaggero.

Il comunicato apparso sul sito dell'Unadis

In data 8 ottobre sul sito dell'Unadis è apparso un comunicato. Si annunciava l'inizio delle trattative per il rinnovo del contratto dei circa 300 dirigenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si tratterebbe di 101 afferenti alla prima fascia e 169 di seconda fascia, stando ai numeri calcolati nell'anno 2015. La trattativa si è riaperta dopo dieci anni di blocco. Secondo quanto specificato nella comunicazione la ripresa dei discorsi va considerato come un momento particolarmente importante "per dare - si legge - il giusto riconoscimento, economico e giuridico, ai dirigenti di Presidenza, impegnati in settori cruciali per il nostro Paese".

Le cifre degli aumenti

Sempre nel citato comunicato è specificato il dettaglio relativo a quelli che saranno gli aumenti oggetto della trattativa. Nelle cifre proposte si fa menzione ai 331,80 euro di aumento da riservare ai dirigenti di prima fascia, oltre ai quali ci sarebbero 136,80 euro riservati al fondo di risultato.

657,80 euro sarebbe l'incremento riservato, invece, al personale dirigente di seconda fascia. "Unadis - si legge ancora - ha chiesto all'Aran che le trattative possano concludersi entro il 2020".

Il Messaggero ricorda aumenti già ottenuti da dirigenti e professionisti centrali

Il Messaggero segnala che si era già stato approvato il contratto dei dirigenti e dei professionisti centrali.

In quel caso si parlava di 160 euro per i dirigenti di prima fascia, 125 euro per quelli di seconda fascia, 150 euro per i professionisti di primo livello e 124 euro per quelli di secondo livello. L'innalzamento medio era stato perciò di circa 260 euro. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano romano la discrepanza tra gli aumenti segnalati sarebbe imputabile alla differenza di retribuzione tra le categorie citate.

Scrive il Messaggero: "Chiaramente l'aumento previsto per i dirigenti di Palazzo Chigi viaggia su altre cifre dal momento che le retribuzioni di partenza sono più elevate".

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