Lo smart working divide Giuseppe Conte dai dipendenti di Palazzo Chigi. I sindacati che rappresentano questi ultimi hanno infatti presentato ricorso contro la presidenza del Consiglio per presunto comportamento antisindacale. I dirigenti che prestano servizio nelle stanze governative non avrebbero negoziato le modalità per svolgere il lavoro agile, il cosiddetto smart working, violando così le regole del contratto collettivo già stipulato. La replica dello staff di Conte è stata lapidaria: “Ricorso infondato”.

Le accuse contro il governo: ‘Non ha negoziato regole su smart working’

È il Corriere della Sera a riportare per primo la notizia che i sindacati dei lavoratori in servizio a Palazzo Chigi hanno presentato un ricorso contro la presidenza del Consiglio attualmente rappresentata da Giuseppe Conte.

In pratica, le rappresentanze sindacali puntano il dito contro il premier e i suoi collaboratori, accusati di comportamento antisindacale per aver sospeso l’elargizione degli straordinari e, soprattutto, per non aver concordato e negoziato le regole dello smart working, il lavoro da casa introdotto a causa dell’emergenza coronavirus.

Ricorso sullo smart working esaminato il 7 luglio dal Tribunale di Roma

La nuova regola forse più indigesta per i sindacati dei lavoratori di Palazzo Chigi è quella che, solo per i dirigenti, c'è la possibilità di maturare il massimo dello straordinario previsto ogni mese semplicemente recandosi un solo giorno a settimana in ufficio, restandoci per almeno dieci ore.

Il ricorso presentato dai rappresentanti sindacali contro Giuseppe Conte è la conseguenza del mancato accordo sul lavoro agile. Ricorso che verrà esaminato il 7 luglio prossimo dalla sezione Lavoro del Tribunale di Roma. La presidenza del Consiglio verrà difeso dall’Avvocatura dello Stato. Ma Palazzo Chigi ha già fatto sapere che considera l’atto legale “completamente infondato” e “temerario”.

Scontro tra sindacati dei lavoratori e presidenza del Consiglio

Ma i lavoratori di Palazzo Chigi sembrano risoluti a proseguire nella loro azione per fare chiarezza sulle regole dello smart working. La presidenza del Consiglio viene accusata apertamente di “comportamento antisindacale” perché, come già accennato, i dirigenti non avrebbero negoziato le modalità dello smart working, finendo così per violare il contratto collettivo in vigore.

Per i sindacati, poi, risulta inaccettabile anche il fatto che venga negato ai dipendenti il diritto di restare fisicamente in ufficio al di là dell’orario previsto in modo tale da maturare il massimo delle ore di straordinario.

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