Ad Ancona, l’11 settembre 2026, la Fp Cgil Marche ha espresso la propria posizione in merito alle disposizioni contenute nel decreto riguardante la stabilizzazione del personale precario impiegato nelle attività di ricostruzione post-sisma 2016. Il segretario generale, Matteo Pintucci, ha contestato il perimetro di applicazione della misura, sottolineando la necessità di evitare la creazione di "lavoratori di serie A e lavoratori di serie B" all'interno dei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016.
La posizione del sindacato si concentra in particolare sull’articolo 19 del provvedimento.
La norma, infatti, introduce una misura giudicata positivamente per il consolidamento occupazionale, in quanto consente la stabilizzazione del personale non dirigenziale a tempo determinato che abbia maturato almeno tre anni di servizio. Questo requisito può essere raggiunto fino al 31 dicembre 2026 e può derivare anche dal cumulo di esperienze svolte in diverse amministrazioni pubbliche. Le risorse finanziarie necessarie per tali stabilizzazioni sono previste a carico di uno specifico Fondo istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tuttavia, è sul perimetro di applicazione di questa norma che si sollevano le principali contestazioni.
Le contestazioni sul perimetro di applicazione della norma
La Fp Cgil Marche ha focalizzato la propria contestazione sul fatto che il testo del decreto limita l’applicazione di questa importante misura di stabilizzazione solo ad alcune specifiche amministrazioni pubbliche. Questa impostazione, secondo il sindacato, escluderebbe una parte significativa del personale precario attualmente impegnato negli enti territoriali coinvolti dalla ricostruzione. Tale esclusione appare ingiustificata, considerando che questi lavoratori svolgono attività riferite agli stessi carichi di lavoro e affrontano le medesime criticità amministrative del personale incluso nel provvedimento.
Il segretario Pintucci ha richiamato l'attenzione, in particolare, sugli oltre 100 lavoratori precari che operano attivamente negli altri Comuni del cratere sismico.
La loro attività è fondamentale e riguarda il lavoro quotidiano collegato alla gestione delle pratiche e delle funzioni amministrative essenziali per il processo di ricostruzione. La richiesta del sindacato è quindi chiara: evitare una distinzione iniqua tra il personale assunto con contratti a termine che opera nello stesso ambito della ricostruzione post sisma 2016, garantendo pari dignità e opportunità a tutti.
La richiesta di modifica dell’articolo 19 per un’estensione delle tutele
Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, ha formalmente richiesto un intervento sull’articolo 19 del decreto. L'obiettivo è ottenere l’estensione della stabilizzazione a tutti gli enti territoriali interessati dal sisma, senza distinzioni.
Il sindacato ha evidenziato come questa modifica sia cruciale non solo per la tutela dei lavoratori coinvolti, ma anche per assicurare la continuità e l'efficacia del processo amministrativo della ricostruzione. Limitare la misura a una sola parte delle amministrazioni coinvolte, infatti, potrebbe compromettere la fluidità e l'equità dell'intero percorso di ripristino dei territori colpiti.