La segreteria provinciale della Fiom ha lanciato un allarme significativo, denunciando che tutti i codici delle cappe attualmente prodotte nello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, situato in provincia di Ancona, sono stati replicati in Polonia. Secondo il sindacato, questa duplicazione non è un mero dettaglio tecnico, ma rende il sito polacco già pienamente operativo e potenzialmente in grado di sostituire completamente la produzione italiana di cappe, mettendo a rischio il futuro dello stabilimento marchigiano.

Questa grave segnalazione giunge in un momento cruciale, subito dopo una manifestazione nazionale di protesta che ha visto Cerreto d’Esi al centro dell'attenzione e in vista di un appuntamento decisivo.

È infatti in programma una nuova riunione del tavolo sulla vertenza, fissata per il 5 ottobre 2026 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La Fiom stabilisce un chiaro collegamento tra la vicenda dei codici duplicati e il difficile confronto in atto sul piano aziendale, chiedendo con forza una netta e risoluta presa di posizione da parte delle istituzioni politiche e del Governo per tutelare l'occupazione e la produzione locale.

Le accuse della Fiom alla condotta di Electrolux

Nel documento sindacale diffuso, la multinazionale svedese è oggetto di aspre critiche per il comportamento adottato durante le fasi della trattativa. La Fiom non esita a dichiarare: “Ci troviamo nuovamente costretti a denunciare comportamenti inspiegabili da parte della multinazionale svedese”.

Il sindacato evidenzia una marcata discrepanza tra le dichiarazioni di intenti e le azioni concrete: mentre ai tavoli di discussione viene espressa una disponibilità al dialogo e a non procedere con azioni unilaterali, l’azienda, nei fatti, sembrerebbe proseguire in modo autonomo con la realizzazione del proprio progetto industriale, ignorando le preoccupazioni sollevate.

La trattativa in corso verte su un piano industriale che, stando alle affermazioni sindacali, è stato respinto in modo categorico non solo dalle lavoratrici e dai lavoratori del gruppo, ma anche dalle organizzazioni sindacali e dalle istituzioni politiche locali e nazionali. Questo piano prevede, tra le altre cose, la controversa chiusura del sito di Cerreto d’Esi, una decisione che avrebbe conseguenze dirette e pesanti per le 170 persone attualmente impiegate nello stabilimento.

Pierpaolo Pullini, responsabile della Fiom per il distretto di Fabriano, ha sottolineato la gravità della situazione, legando la vicenda della duplicazione dei codici alla credibilità del confronto in atto e dichiarando: “Non si riesce veramente a comprendere il messaggio che voglia lanciare Electrolux con questi comportamenti, che minano la fiducia reciproca”.

Pullini ha inoltre rimarcato come l’inaffidabilità delle dichiarazioni aziendali stia diventando un elemento sempre più palese e preoccupante. Questo giudizio, a suo dire, rende estremamente difficile la ricerca di soluzioni condivise e sostenibili, che siano realmente nell’interesse delle persone che lavorano e del territorio. La richiesta conclusiva del sindacato è chiara: un richiamo esplicito all’azienda affinché si assuma pienamente la propria responsabilità sociale e industriale, onorando gli impegni presi e garantendo un futuro allo stabilimento.

Il contesto più ampio della vertenza industriale

Il caso specifico dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi si inserisce in una più ampia e complessa vertenza che riguarda il piano industriale complessivo del gruppo Electrolux in Italia. La situazione attuale mette in luce le profonde tensioni tra le strategie globali della multinazionale e le esigenze di tutela occupazionale e di sviluppo territoriale, richiedendo un intervento coordinato e deciso da parte di tutte le parti coinvolte.