Ad Ancona, il 6 settembre 2026, il consigliere regionale del Pd Maurizio Mangialardi è intervenuto con fermezza sulla decisione di Electrolux di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi. Questa scelta, se attuata, metterebbe a rischio 170 posti di lavoro nel sito marchigiano, con ripercussioni sul distretto industriale fabrianese. Mangialardi ha definito la decisione gravissima e inaccettabile, esortando Governo e Regione Marche a impedire che la chiusura diventi effettiva.

Il consigliere ha collegato la vertenza alla necessità di superare un’azione istituzionale che si limita a reagire alle crisi solo quando sono già esplose.

Ha enfatizzato l’importanza di un ruolo pubblico proattivo nella gestione dei processi industriali, focalizzando sui lavoratori di Cerreto d’Esi e sul futuro produttivo del Fabrianese. Nel suo intervento, Mangialardi ha dichiarato: “Electrolux deve ritirare la decisione di chiudere Cerreto d'Esi. Ma Governo e Regione devono smettere di inseguire le crisi quando esplodono e iniziare finalmente a governare i processi industriali. Perché difendere oggi quei 170 lavoratori significa anche decidere quale futuro industriale vogliamo dare al Fabrianese e alle Marche”.

Il piano di riorganizzazione annunciato a maggio

Mangialardi ha contestato l’idea che la vicenda possa essere considerata un fatto improvviso.

Ha ricordato che Electrolux aveva già annunciato a maggio un piano di riorganizzazione che includeva la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e 1.450 licenziamenti a livello nazionale. Sono trascorsi quasi quattro mesi da quell’annuncio, un periodo in cui l’obiettivo della multinazionale e il rischio per i lavoratori e il distretto industriale fabrianese erano noti.

Nel suo passaggio sulla reazione istituzionale, Mangialardi ha citato il presidente Acquaroli, che si è detto stupito e indignato. Il consigliere del Pd ha affermato che il compito delle istituzioni non è indignarsi di fronte a una decisione già preannunciata, ma piuttosto impedire che quella decisione diventi realtà. La sua critica è rivolta a Governo nazionale e Regione Marche, chiamati a superare la mera reazione e ad agire concretamente per la salvaguardia dell'occupazione e del tessuto industriale.