Le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) della Fiom di ADI in amministrazione straordinaria e di Ilva in amministrazione straordinaria a Genova sono intervenute con fermezza l'11 ottobre 2026, contestando le motivazioni addotte da Acciaierie in amministrazione straordinaria per la fermata degli impianti. La posizione delle RSU si concentra sullo stop dell'apparato produttivo, che include gli impianti di laminazione a freddo, e sulla possibilità concreta di approvvigionarsi sul mercato dei coils neri, ovvero i rotoli di lamiera in acciaio laminati a caldo.
Per le rappresentanze sindacali, l'acquisto esterno di questa materia prima rappresenta una soluzione praticabile per scongiurare la fermata della laminazione a freddo nell'Area Nord e, di conseguenza, il ricorso alla cassa integrazione per migliaia di lavoratori.
Le RSU hanno richiamato l'attenzione su quanto già evidenziato da amministratori pubblici sia piemontesi che liguri, i quali hanno sottolineato la necessità e la fattibilità di acquisire i coils neri da fonti esterne. La nota sindacale afferma con chiarezza che i rotoli a caldo sono tra i prodotti siderurgici più esportati a livello globale, garantendo una reperibilità adeguata sui mercati internazionali. A riprova di ciò, viene citato il dato del 2025, anno in cui le esportazioni di tale materiale hanno superato gli 80 milioni di tonnellate.
La disponibilità di questi prodotti può derivare da forniture comunitarie, anche grazie a produttori europei che potrebbero essere interessati a saturare i propri impianti in un periodo di bassa domanda interna, oppure da Paesi terzi. Nel contesto di questa analisi, viene menzionata anche Eurofer, che per il 2026 ha indicato una crescita complessiva del consumo apparente pari allo 0,1%.
La strategia sindacale per l'approvvigionamento dei coils
Le rappresentanze Fiom, pur riconoscendo l'esistenza di difficoltà operative nell'acquisto di coils sul mercato, escludono categoricamente che tali ostacoli possano giustificare la fermata degli impianti di laminazione a freddo dell'intera Area Nord. La nota sindacale argomenta che l'acquisto di rotoli a caldo potrebbe avvenire a prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione interni, specialmente per il materiale importato da Paesi terzi.
Un ulteriore elemento a favore di questa tesi è la svalutazione del dollaro, che renderebbe i prezzi di importazione ancora più competitivi, compensando eventuali diseconomie legate all'operazione di acquisto esterno.
Il documento sindacale descrive il passaggio, seppur temporaneo, da produttori a ciclo integrale a "rilaminatori" come un'opzione gestibile e potenzialmente vantaggiosa dal punto di vista economico. Le RSU sottolineano come questa strategia possa non solo mantenere attivi gli impianti e salvaguardare i posti di lavoro, ma anche offrire un vantaggio economico, evitando i costi associati alla produzione interna in un contesto di mercato favorevole all'acquisto. La loro posizione è chiara: la continuità produttiva a Genova è fondamentale e le soluzioni per garantirla esistono, purché si superino le resistenze e si adotti una visione più flessibile e orientata al mercato per l'approvvigionamento delle materie prime essenziali.