Importanti novità in ambito biocarburanti: una nuova proposta della Commissione Europea prevede di abbassare al 5% la quota di quelli derivati dagli alimenti sul totale dei combustibili usati nel settore dei trasporti.

L'obiettivo è stimolare lo sviluppo di biocarburanti alternativi, detti anche di seconda generazione, derivati da materie prime non alimentari, come i rifiuti o la paglia, per due motivazioni principali: da una parte, essi emettono gas a effetto serra in quantità decisamente inferiori, dall’altra, non interferiscono direttamente con la produzione alimentare mondiale.

A fronte dell'espansione del mercato dei biocarburanti, è apparso chiaro che non tutti i biocarburanti sono uguali per impatto in termini di gas a effetto serra derivante dalla destinazione dei terreni a livello mondiale. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che, quando si tiene conto del cambiamento indiretto della destinazione dei terreni, ad esempio laddove la produzione di biocarburanti comporti uno spostamento della produzione alimentare a destinazione umana o animale verso terreni non agricoli quali le foreste, può risultare che, di fatto, alcuni biocarburanti contribuiscono alle emissioni di gas a effetto serra tanto quanto i carburanti fossili che sostituiscono.

Connie Hedegaard, Commissaria per l'Azione per il clima, ha dichiarato: "Se vogliamo che ci aiutino a contrastare i cambiamenti climatici, i biocarburanti che usiamo devono essere autenticamente sostenibili.

Dobbiamo quindi investire in biocarburanti che determinino un'effettiva riduzione delle emissioni e non facciano concorrenza alla produzione alimentare. Non escludiamo ovviamente i biocarburanti di prima generazione, ma inviamo un segnale chiaro: in futuro l'aumento nell'impiego dei biocarburanti deve basarsi su biocarburanti avanzati, perché qualsiasi alternativa risulterà insostenibile".