L’idea è oramai nota, partire da una moto di serie e costruirne sopra un’altra senza apportare alcuna modifica irreversibile alla moto di partenza, ossia: nessun taglio, nessuna saldatura al telaio. Solo pezzi da sostituire, aggiungere o rimuovere. Il progetto si chiama Yamaha Yard Built– letteralmente costruita nel giardino di casa – e di moto ne ha sfornato un certo numero. L’obiettivo era quello di festeggiare i 25 anni della Yamaha XJR e questa Big Bad Wolf (BBW) dovrebbe essere l’ultimo omaggio della casa giapponese.

Un team come se ne vedono di rado

Come per le altre Yard Built, la BBW nasce dalla collaborazione con un’officina specializzata nella realizzazione di moto “fatte in giardino”, in questo caso la spagnola El Solitario. David Borras ne è il proprietario e il team che Yamaha gli ha messo a disposizione impressionerebbe chiunque. S’inizia con l’immancabile Shun Miyazawa, Product Manager di Yamaha Motor Europe – ci sta lui dietro ogni singola Yard Built – e si prosegue con Mauro Abbadini, il direttore tecnico che ha curato motore, assetto e altri “dettagli” della BBW. A unire tutti ci ha pensato Ola Stenegard e le sue competenze in campo di Design.

L’abito non fa il monaco

David Borras, noto per le sue scelte estrose, ha voluto stupire anche con questa BBW.

L’estetica può non piacere e alcune soluzioni possono risultare eccessive, anche quando sono state dettate da Death Spray Custom. I colori sgargianti che spiccano sul nero sono solo uno dei particolari che mettono contro nei giudizi. Poi però si gira la chiave e si è pronti a ritrattare. I nomi del team che ne ha curato il motore potrebbero bastare da soli a chetare ogni remora e quando si legge che i cavalli sono passati da 98 a 148 - la sproporzione ricorda i 326 cv della Kawasaki H2R- allora si ha solo voglia di capire come va. Il peso è stato ridotto ad appena 183 kg, abbassando ancor di più il rapporto peso potenza.

Tutti i numeri del lupo

Il rumore lo garantisce lo scarico della Asahina Racing.

La Taleo ha ideato un radiatore a mezza ruota. Gli interventi sul motore sono stati molti e rilevanti: testate sporgenti, aumento della compressione, riequilibratura dell’albero motore, 4 carburatori Lectron da 42mm, incremento della luce di aspirazione, air box progettato ad hoc, bielle più resistenti grazie alla bulloneria in titanio. I cerchi in carbonio sono della Dymag. Le forcelle anteriori sono il risultato della collaborazione tra K-Tech Suspension e Novatech. Seppure molta dell’elettronica presente sia stata eliminata per far spazio a elementi del motore, della Corona è il correttore d’assetto. Gli pneumatici slick/pioggia Michelin ne garantiscono l’aderenza all’asfalto.