Dal 16 al 21 maggio scorso, la sfilata delle auto d’epoca più belle al mondo, in quattro impegnative tappe, ha toccato diverse città della nostra incantevole Italia. La corsa ha attraversato Verona, Padova, Ferrara, Ravenna, Urbino, Gubbio, Perugia; a Roma il “giro di boa” e poi il ritorno verso nord, attraverso Siena, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Cremona, Mantova ed infine Brescia.

All’edizione 2017, a novantanni dalla creazione ed alla 32^ rievocazione storica, hanno preso il via 440 “bellissime a quattroruote” e, dopo 1600 km di avventura, le “Mille Miglia” che han dato origine al nome della kermesse, sono state 373 le auto che han tagliato l’arrivo a Brescia.

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Hanno partecipato appassionati dell’automobilismo d’epoca non solo italiani ed europei, anche dagli Stati Uniti e Giappone. E non sono mancati sulla passerella della Mille Miglia volti noti e personaggi dello spettacolo italiano.

Automobile Club Italia

L’Automobile Club d’Italia e Automobile Club Roma, per la tappa romana del 19, con sfilata nel salotto di Via Veneto, hanno organizzato una serie di eventi rievocativi per celebrare la più grande tradizione motoristica italiana, legata alla storia dell’ACI che risale agli anni venti.

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Una curiosità tecnica. La direzione gara, con tutti gli ufficiali di gara, è itinerante per seguire tappa per tappa da vicino ogni dettaglio della corsa a cui non sono mancati ritiri e qualche incidente. Con un severo regolamento, le prenotazioni ed iscrizioni avvengono da un anno all’altro, ed ammesse agli ordini di partenza sono solo le vetture di cui almeno un esemplare partecipò alle gare tra il 1927 e il 1957.

La Mille Miglia fino al 1957 è stata una gara alquanto pericolosa. Diversi incidenti, dove venne coinvolta la folla di spettatori più volte, portarono gli organizzatori a decidere che non fosse più di velocità ma una gara di regolarità, con un tempo imposto entro cui portare a termine i percorsi.

Il podio

La mitica corsa italiana è stata vinta dall’equipaggio Andrea Vesco e Andrea Guerini, per la seconda volta consecutiva.

L’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport del 1931 con il numero 74, è arrivata al podio e quanto ha aggiunto emozione a questa vittoria è il fatto che la vettura è la stessa con cui Tazio Nuvolari partecipò alla Mille Miglia del 1933. Secondo posto dell’iridata corsa per Luca Patron e Massimo Casale, al volante di una OM 665 Sport Superba 2000 del 1925. Alfa Romeo, 6C 1500 GS Zagato al terzo gradino del podio con i coniugi Giordano Mozzi e Stefania Biacca, già vincitori nelle edizioni del 2011 e 2014.

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Coppa delle Dame: donne al volante

Il trofeo riservato all’equipaggio femminile con il miglior posizionamento in classifica è stato consegnato a Maria e Luigia Gaburri, arrivate 133esime assolute sulla loro Abarth 750 GT Zagato del 1957. La donna dell’automobilismo sportivo è capace di esprimere una femminilità d’altri tempi.

Ricca di fascino, la donna al volante ha sempre conquistato l’immaginario maschile e non solo.

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Attraverso l’automobilismo e la passione per la guida, la donna ha fissato la propria identità nel tempo. Stile, eleganza, attenzione ai dettagli, sia per il proprio look che per la propria auto. Esce l’archetipo dell’amazzone e di un animo un po’ ribelle, proprio come quella "Nerissima Nerissa, corritrice demoniaca", prima donna alla Mille Miglia. Così Gabriele D’Annunzio definiva la sua amica Maria Antonietta Bellan, grintosa nello sfidare gli uomini sugli sterrati italiani dell’edizione del 1928, a bordo di una Chrysler Series 72.

Follia e visione italiana. La Mille Miglia

È una aspirazione, fin dalle sue origini, è l’emblema dell’eroe; nata nel periodo del Futurismo italiano, nell’epoca del desiderio di rivalsa, di dinamicità, ad opera di cinque visionari con in comune una accesa passione per i motori. Giovanni Canestrini, allora redattore sportivo della Gazzetta dello Sport, i giovani nobili bresciani Franco Mazzotti e Aymo Maggi, e Renzo Castagneto, direttore di gara per 24 edizioni, misero in campo la folle idea senza sapere che sarebbe diventata poi leggenda, con il desiderio di ridare all’Italia il ruolo di leader dell’automobilismo, dove era stata messa in secondo piano dalle case straniere. Le auto di allora erano capolavori di ingegno ed ingegneria. Ma forse i giovani della “Brescia bene”, che avevano la fortuna di condurre spesso una Isotta Fraschini, si erano lasciati ispirare anche dalla famosa impresa di D’Annunzio alla conquista di Fiume a bordo di una Fiat Torpedo. La storia della Mille Miglia è descritta su altrettanti “mille” testi ed articoli, nei dettagli, negli aneddoti, ma è la storia del suo profondo valore quale riscatto dello stile italiano ciò di cui vale la pena riflettere. Definita “Esperienza estetica e sportiva”, specchio di uno stile di vita, riproposta di anno in anno, riporta orgoglio oggi ad una Italia ultimamente troppo bistrattata.

«Mille Miglia; qualcosa di non definito, di fuori dal naturale, che ricorda le vecchie fiabe che da ragazzi ascoltavamo avidamente, storie di fate, di maghi dagli stivali, di orizzonti sconfinati. Mille Miglia: suggestiva frase che indica oggi il progresso dei mezzi e l'audacia degli uomini. Corsa pazza, estenuante, senza soste, per campagne e città, sui monti e in riva al mare, di giorno e di notte. Nastri stradali che si snodano sotto le rombanti macchine, occhi che non si chiudono nel sonno, volti che non tremano, piloti dai nervi d'acciaio.»

(Giuseppe Tonelli, da: 100 macchine si lanciano da Brescia per le "Mille Miglia", La Stampa, 27 marzo 1927)

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