La vicenda sul cartello tedesco, su cui il settimanale Der Spiegel accusa i grupp BMW, Daimler e Volkswagen di intrattenere degli accordi con l'obiettivo di stabilire prezzi e modalità del mercato a discapito degli altri costruttori (e quindi delle libera concorrenza), continua come la migliore delle storie, arricchendosi di nuovi particolari.

Daimler respinge le accuse

Dopo BMW e Volkswagen, ora tocca a Daimler (Mercedes-Benz) dire la sua, e lo fa sintonizzandosi sulla stessa dichiarazione della Volkswagen comunicando che: "Lo scambio di opinioni fra costruttori non può che fare bene al mercato e alla tecnologia". Detto questo, qui non si parla di scambi di opinioni, ma di accordi strategici strettamente vincolanti.

Daimler comunque collabora con le autorità tedesche e la Commissione Europea, convinta che non ci sia alcuna violazione delle leggi sull'antitrust. Il sospetto delle autorità rimane, dato che fu proprio la Daimler ad autodenunciarsi per "presunte irregolarità nella fornitura di acciai nei suoi magazzini, con possibili violazioni delle leggi antitrust", poco prima dello scoppio del caso.

Nuove indagini in campo

Questo caso ha destato anche l'interesse del "BaFin", ovvero l’autorità federale tedesca che ha il compito di supervisionare il mercato.

Ad interessare l'autorità non è tanto il cartello vero e proprio, ma l'eventuale presenza di illeciti riguardanti le modalità di trasferimento delle informazioni in possesso dei vari costruttori coinvolti, dando volontariamente/involontariamente inizio allo scandalo. In gergo questa modalità viene chiamata “whistleblowing”, ovvero autodenunciarsi per cercare di limitare i danni. Quindi essere consapevoli di aver "combinato" qualcosa e volontariamente coprirsi le spalle, specialmente in una situazione come quella dell'automotive tedesco che dopo il Dieselgate (ed altre piccole disavventure) è sempre più fragile e soggetto all'interesse della politica, dell'opinione pubblica e del mercato.

In questo caso entrano sia Daimler che Volkswagen, perché entrambi si autodenunciarono immediatamente. Le paure più grandi arrivano dai contraccolpi negli Stati Uniti, dove i grandi cercano di prendere un posto al sole (soprattutto Volkswagen che non ha mai brillato e progetta da anni una riscossa). Inoltre i forti collegamenti dell'industria tedesca con la politica, in queste circostanze si rivelano spesso controproducenti; merce da campagna elettorale.

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