E' stato trovato l'uccisore che ieri ha accoltellato il giovane ventunenne Raffale Perinelli.

Il trentunenne A.G., costituitosi stanotte ai Carabinieri di Casoria, ha confessato di avere avuto dei dissidi precedenti con la vittima. Un conflitto che è terminato nel peggiore dei modi quando l'assassino ha casualmente incontrato il giovane e ha ripreso la lite, tirando fuori un coltello che portava con sé e sferrandogli una pugnalata al cuore che non ha lasciato scampo a Perinelli. L'assassino sarebbe fuggito subito dopo.

Il suo avvocato difensore è Rocco Maria Spina.

Una promessa del calcio giovanile

Classe 1997, Raffaele Perinelli, residente a Miano (un quartiere della periferia nord di Napoli) in via Caprera, era fin da bambino un appassionato di pallone, tanto da decidere di tentare la carriera di calciatore.

Ha esordito come terzino sinistro nel 2015 nelle giovanili del Sant'Agnello. Nel 2016 ha indossato la maglia del Grignano in Serie D e nel 2017 è stato acquistato dalla Turris.

Attualmente era svincolato e in attesa di trovare una nuova squadra di calcio in cui giocare.

Dopo essere stato accoltellato, il ragazzo è stato portato da uno sconosciuto all'ospedale Cardarelli. Di questa persona non identificata si sono perse subito le tracce. Il calciatore è deceduto pochi minuti dopo a causa delle ferite riportate, soprattutto nell'emitorace sinistro.

I Carabinieri che stanno ricostruendo la triste vicenda non hanno ancora scoperto quale sia stato il luogo del delitto.

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Cronaca Nera

Il padre di Raffaele Perinelli ucciso nelle guerre di Camorra

Il padre di Raffaele Perinelli, Giuseppe, fu assassinato durante un agguato camorrista nel 2003, quando il figlio aveva appena due anni.

Il boss di Donnaregina Giuseppe Misso voleva punire chi aveva ucciso la consorte Assunta Sarno, scomparsa nel 1992 nella strage di Acerra. Il capo del Rione Sanità, in quel periodo detenuto, uscì dal carcere nel 1999 con l'unico obiettivo di vendicare sua moglie: così, fino al 2003, Misso scatenò una vera e propria carneficina, uccidendo Vincenzo Murolo, Antonio Ranieri, Giuseppe De Tommaso, Gennaro Esposito e Giuseppe Perinelli, quest'ultimo ex esponente del clan Lo Russo, considerato il gruppo camorrista responsabile dell'uccisione di Assunta Sarno.

Misso sarebbe stato poi nuovamente arrestato insieme ad altri 11 suoi uomini, ritenuti i responsabili di quegli omicidi. Tutto l'accaduto fu confessato dai familiari pentiti dell'ormai ex camorrista.

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