Dopo il lancio della “nuova politica” con prove di assetti che tentano di superare il “vecchio indigesto” che ha prosciugato fiducia e soldi degli italiani, l’impressione che si ha al primo contatto (hands- on) è ancora un fare da mini-politica, passi laterali tendenti a ritroso in un formato 2.0 (inteso come due passi di lato punto e basta!).

L’idea di azione politica si misura ancora in “pollici” in circolazione che premono i bottoni del potere, proiettano scene e visioni superate e chattano nervosamente sul “social” proponendo piccole novità di “facciata” in mini “tablet” d’intenti per mini-volontà di agire.

L’idea di azione politica italiana non si misura in “yard”, capace di proiettare lo sguardo lontano, trasmettere una visione strategica vincente e organizzata, lanciare il Paese con mano ferma a recuperare unione, azione efficace ed efficiente, qualità dell’impegno e un percorso convinto di rinascita legale.

Manca il valore del volere ben fare politica e decidere il meglio al momento giusto, attuandolo con le migliori pratiche, liberando risorse e contenendo definitivamente gli sprechi. Manca la voglia di un salto sociale dalla condizione attuale penalizzante e limitante che cannibalizza l’entusiasmo verso il lavoro e la partecipazione politica attiva.

Per l’Istat il tasso di disoccupazione in Italia è al 10.7% per i giovani tra 15 e 24 anni.

Il rapporto tra laureati e popolazione venticinquenne è al 32% rispetto al 40% nel 2006. Meno laureati e meno occupati ad alta qualificazione: è il trend che si disegna.

Non basta più la politica personale in salsa sociale. Non basta ed è dannoso il rigirarsi le mani per dire tutto e non fare niente, continuare a motivare l’apprendimento individuale con il solo “pezzo di carta” senza prospettive d’impiego pratico, voler dar significato alla “passione politica” con soldi e spropositati benefit.

E’ superato il pensiero del “io sono solo politico di professione” e gli altri tutti zitti che non contano nulla, perché non è tollerabile lo scoraggiamento che blocca la crescita sociale, che a fatica rilancia l’innovazione dell’agire politico e non asseconda il diritto di tutti di aspirare a entrare a fare politica in ottica di salutare ricambio generazionale e d’idee.

Ci vuole una multidisciplinarietà tascabile che ciascuno possa sviluppare e padroneggiare per essere preparato a riconoscere e affrontare la complessità degli eventi in continuo mutamento.

Il disallineamento tra formazione, informazione, innovazione e pro-azione, non permette il superamento della stagnazione culturale, non consente il perseguimento dell’eccellenza politica e non abbatte l’ingiustizia sociale dei privilegi.