Una città, Taranto, alleprese con i problemi di sempre: atavici, irrisolti e lontani dagli interessidegli amministratori che nel tempo si sono avvicendati. Ora, a distanza dicinquant'anni, come Biancaneve, il "mostro" e' tornato a far parlaredi se'.

Alla fine del XIX secolo,l'Italia unitaera tagliata fuori, geograficamente, dai traffici atlantici ma con Tarantopoteva ambire a una posizione verso l'Oriente, verso Suez.

Il senatore di TarantoCataldo Nitti nel 1865 propose al neonato regno d'Italia di costruire in città unarsenale navale. I lavori cominciarono nel 1882, finirono nell'89 e riportaronola città nella geografia politica della penisola.

Taranto ne ebbe una spintaenorme e una seconda poi le arrivò nel dopoguerra con il grande stabilimentosiderurgico, inaugurato nel 1965.

Italsider con le Partecipazioni statali, quindi, ILVA con lagestione Riva, l'acciaieria più grande d'Europa torna agli onori delle cronacheper motivi che hanno origine in una notte dei tempi che tutta l'Italia ha fintodi non conoscere o che faceva comodo ignorare. Polveri sottili e Pmi, morti inaumento e carcinomi oltre i livelli di guardia, emissioni di fumi che rendonoil cielo rosso e fiamme che divampano sopra le teste dei tarantini e che sonovisibili a chilometri di distanza.

Il Rione Tamburi, più della Contrada dell'Oca o di quella della Tortuga, e' assurto ad emblemae simbolo di una città che, per fornire acciaio al mondo, sta pagando unprezzo salatissimo in termini di vivibilità e di ambiente.

Spenti per sempre gliechi delle Egloghe di Virgilio o delle Odi di Orazio che amavano sostareall'ombra dei salici del fiume Galeso, in città sono calati i camper di emittenti televisivee gli inviati di testate giornalistiche. Scoprendo, fra "oooh" disorpresa e interviste all'"uomo della strada" che a Taranto si muore:di progresso e di acciaio; che si abbattono incolpevoli pecorelle che hannoavuto la sfortuna di nascere a queste latitudini e di brucare quell'erba sullaquale si sono posate polveri sottili e diossina.

Taranto sede di dibattiti infuocati, alla presenza diqualche amministratore e di chi, per conto dei Riva, è costretto a metterci la faccia.

Taranto che si scopreessere la "capitale dell'acciaio" con la classica monoculturaindustriale che ha desertificato un intero territorio.

Poco importava, però: alla città e al resto del mondo. Si produceva l'acciaio per le Fiat, per ifrigoriferi, per l'estero e, gli inevitabili debiti di bilancio, gravavanosulle PP.SS.

Poi arrivo' la famigliaRiva con l'intento di risanare i conti e di portare aria nuova nella gestionefarraginosa della siderurgia pubblica.

Lo Stato delegava alprivato la gestione dell'impianto a patto che quest'ultimo avesse garantitol'occupazione, la sicurezza degli impianti, la tutela dell'ambiente e i livellidi produzione che consentivano all'Italia di essere il quinto Paese piu'industrializzato al mondo.

Ora, invece, sempre più diffusa è la consapevolezzache un grande complesso industriale a ciclo integrale, nello svolgere la suaattività, non debba più essere orientato solo all'abbattimento dei costi e alla massimizzazione deibenefici, ma anzi aprirsi ad una produzione orientata a migliorare la qualità della vitadelle persone, all'interno e all'esterno della fabbrica.

L'ultima iniziativa della Procura della Repubblica di Taranto, per come è stata articolata, è tesa aresponsabilizzare ed impegnare l'attuale dirigenza dello stabilimento siderurgicoper non disperdere un patrimonio di esperienza industriale di grande interessenazionale ed europeo. Quando il deterioramento ambientale si prolunga nel tempoe raggiunge i livelli che abbiamo a Taranto, si assiste allo sbandamentogenerale, alla divaricazione degli interessi tra i lavoratori Ilva e il restodella popolazione e ad un malcontento acceso e diffuso.

Consapevoli di non averein mano certezze assolute, sarà necessario quindi procedere, stabiliti gliobiettivi prioritari condivisi, con perspicacia, discernimento, pienacognizione di causa e gradualità per garantire la necessaria convivenzadell'uomo, del suo diritto al lavoro e dell'ambiente.