Finalmente sono stati stabiliti, dopo 61 giorni dalle elezioni politiche, i nomi di coloro che occuperanno le poltrone dei ministeri. Il premier incaricato, Enrico Letta, ha presentato a Giorgio Napolitano la lista dei ministri nata dalla trattativa con il Pdl. Da sottolineare il nome di Angelino Alfano che farà il ministro degli interni ma anche il vice Presidente del Consiglio, mentre Nunzia De Girolamo del Pdl, moglie di Boccia dirigente del Pd, farà il ministro alle politiche agricole. C'è posto anche per un vecchio esponente del Partito Radicale, Emma Bonino che sarà ministro degli esteri, mentre il dicastero dell'economia va ad un tecnico, Fabrizio Saccomanni.
Sfogliando la lista dei 21 ministri ci si rende conto però che c'è un terzo dell'elettorato, quello legato all'innovazione e alla protesta contro il vecchio modo di far politica portate in Parlamento dal Movimento 5 Stelle, che non viene assolutamente rappresentato da questo governo, come non lo è stato neanche nella scelta del Capo dello Stato e nell'elezione dei Presidenti di Camera e Senato. Quello che appare agli occhi di tutti, è che l'unico partito uscito vincitore dalle urne è stato isolato e accantonato dagli altri partiti che, mescolandosi insieme, si sono costruiti una maggioranza assoluta, anche se finta, che gli permette di accaparrarsi tutti i palazzi che contano. Qualcuno direbbe che le elezioni le ha vinte il Pd perché ha preso qualche voto in più rispetto al M5S ma se consideriamo i sondaggi che fino a qualche settimaèna prima del voto davano il Pd stravincere sul centrodestra che sarebbe dovuto sparire, comprendiamo perch l'unico partito a vincere le elezioni è stato il M5S, una novità assoluta nello scenario politico nazionale che ha raccolto il 25% dei consensi popolari.
Ma c'è anche un altro fatto grave, di cui nessuno si occupa, ed è il tradimento del Pd verso il suo elettorato. Il partito di Bersani si era presentato agli elettori con un alleanza stretta con il partito di Vendola, Sel, ed è grazie a Sel e a questa legge elettorale che ha potuto beneficiare del premio di maggioranza alla Camera. Ora però che il Partito Democratico ha stretto un'alleanza col suo nemico di sempre, il Pdl di Silvio Berlusconi, e che Sel per questo ha preferito passare all'opposizione, in realtà si è consumato il peggiore dei tradimenti verso il proprio elettorato insieme ad uno stravolgimento delle regole di democrazia.
Tornando alla lista dei ministri è facile comunque immaginare come dietro a questo governo ci sia la mano di Silvio Berlusconi, l'unico che, cavalcando l'onda della spaccatura del Pd, ne sta beneficiando per se e per il suo partito, chissà che non ci sia tra gli accordi dell'inciucio in atto anche la sua nomina a senatore a vita, un salvacondotto per i suoi processi.
Intanto in questo governo i ministeri chiave sono tutti in mano a tecnici o al Pdl e quindi possiamo considerare a tutti gli effetti questo esecutivo nelle mani di Berlusconi che potrà decidere, senza alcun rimpianto, di mandarlo all'aria non appena gli converrà. A breve, sicuramente.