Il 6 aprile 2013 si è celebrato il quarto anniversario del sisma che, nel 2009, ha colpito la città dell'Aquila.
Inutile affermare che è stato un vero strazio per tutti i cittadini, me compresa, rivivere questa triste ricorrenza. In un baleno sono ricomparsi tutti i ricordi di quella terribile notte del 2009, tutte le angosce e i tuffi al cuore che solo chi c'era e l'ha vissuto può capire cosa vogliano significare. Sono passati ben quattro anni e tutto è rimasto com'era. E' sufficiente fare una passeggiata nel centro storico, un tempo bellissimo e ricco di opere d'arte, per capire che purtroppo ancora non si è fatto alcun passo in avanti.
Passeggiando lungo il corso, si vedono soltanto impalcature e giunti ma della "rinascita" non c'è traccia; nei vicoli si respira ancora l'odore del dolore e del vuoto immancabile che ha causato questa tragedia, nella mente si profilano ancora i flash di quella notte terribile, della terra che tremava all'impazzata, di quel cielo insolito che sembrava infuocarsi, della gente che correva per salvarsi mentre la città, la nostra città, cadeva a pezzi e con essa la vita di ciascuno di noi cittadini.
Sono cambiate le abitudini, sono cambiati gli interessi, è cambiata la vita e il modo di pensare. Non c'è più un punto di incontro, di raccolta, di frequentazione se non negli innumerevoli centri commerciali sorti un po' dovunque post sisma.
Le rinomate "new towns", per quanto utili, hanno aumentato ancora di più questa solitudine, soprattutto per le persone anziane che erano abituate ad incontrarsi al mercato o a fare due chiacchiere con il vicino di casa. I cittadini hanno perso il sorriso da quel fatidico 6 aprile del 2009. Hanno perso tutto in pochi secondi. Eppure una ragione a tutto questo dolore dovrà pur esserci ma al momento non ci è dato saperla.
L'Aquila c'è ma non si vede. Nonostante ciò, dobbiamo essere fiduciosi nel futuro, soprattutto noi giovani che siamo l'unica fonte rimasta per questa città, l'unica speranza per rivedere un domani la nostra bella L'Aquila com'era una volta, una città universitaria piena di vita, e raccontare ai nostri figli che, nonostante il dolore e lo strazio subiti, ce l'abbiamo fatta a ripartire Dobbiamo confidare anche nelle autorità affinché facciano il loro dovere e si impegnino a ridare quel "volto" bellissimo che L'Aquila ha sempre avuto e che è sempre stato ammirato da tutta Italia.
La ricostruzione non è solo "estetica" ma interiore. E' assolutamente doveroso ricostruire il nostro cuore ferito e riempirlo di fiducia e di speranza per il futuro. Dobbiamo rimboccarci le maniche e riconquistare il sorriso, la solarità e la voglia di vivere. Dopo tutto, quello che non uccide, ci rende più forti.
Forza L'Aquila, forza aquilani. Ecco il nostro motto: Terremotosto!